Rubygate, le pagelle ai nuovi mostri del berlusconismo: chi è il più servo?

A Rubygate scoppiato abbiamo potuto assistere a una poderosa offensiva mediatica della corte del Cavaliere che ha qualcosa dell’incredibile, per i mezzi, i toni e soprattutto l’inimmaginabile spudoratezza nel negare l’evidenza e rovesciare la realtà. E allora vediamoli uno per uno questi nuovi mostri del berlusconismo, giudicati per voi in base al loro livello di servilismo.

Mara Carfagna, Mariastella Gelmini, Stefania Prestigiacomo e Giorgia Meloni, 10 e lode: le donne ministro, e le colleghe del governo e del parlamento, meritano di sicuro il voto maggiore. Messe da parte le bizze del passato, motivate più dalla ricerca di attenzioni del sultano che da altro, sono scese in campo come un sol uomo a difendere il padrone che passa le sue serate tra prostitute minorenni e bunga bunga.

In fondo c’è poco da stupirsi: le signore del governo sono in tutto e per tutto simili alle concubine dell’harem di Arcore, anche se molto più furbe: loro in cambio dell’acquiescenza nei confronti del “vecchio porco” – la definizione è di Belpietro – ottengono ministeri e carriere politiche, altro che qualche migliaio di euro in busta chiusa!

Daniele Santaché, 10: Crudelia Santanché in questi giorni si è spesa come un kamikaze tra un talk show e l’altro nella difesa del sultano.

Risulta però poco credibile, perché alle argomentazioni degli altri riesce a opporre solo frasi sconnesse, urletti e ripetuti “vergogna”, e per giunta chi ha bambini in casa non la può seguire perché spaventa i piccoli peggio dell’orco delle fiabe. Da antologia il momento in cui, ad Annozero, confonde Washington con New York.

Augusto Minzolini, 10: il Tg1 nel raccontare il Rubygate non ha mai, neppure una volta, neanche per  sbaglio, proposto ai suoi telespettatori due righe di intercettazioni: solo ed esclusivamente la difesa del premier e la versione conciliante della ragazza marocchina, smentite in toto – appunto – dal contenuto delle telefonate intercettate. La censura è talmente esplicita e manifesta che è sobbalzato dalla sedia persino il bell’addormentato della Rai, il presidente Garimberti.

Alfonso Signorini, 9.5: ormai è il Gran Camerlengo di corte e il cantore ufficiale della Real Casa. Straordinaria la sua intervista a Ruby in versione Cenerentola, povera vittima indifesa abbandonata e maltrattata da tutti e salvata dal principe azzurro in versione di settantaquattrenne cavaliere nero.

Alessandro Sallusti, 9.5: il direttore del Giornale si impegna fino allo spasimo, e dunque merita un voto alto, ma i suoi tentativi di difesa dei vizi del padrone risultano sempre più grotteschi. Nel suo giornale è arrivato a definire ipocriti “Corriere della Sera” e “Repubblica” perché criticano il sultano ma, allo stesso tempo, pubblicano inserzioni a pagamento di signorine che fanno massaggi e probabili escort. Dunque, ecco la stringente logica sallustiana: il premier può sollazzarsi con le ragazzine perché nei giornali ci sono annunci di donne di facili costumi. La mediocrità al (servizio del) potere.

Clemente J. Mimun, 9: il Tg5 è diventato uno specchio del Tg4. C’è bisogno di aggiungere altro?

Lamberto Sposini, 9: alla Vita in diretta imbastisce un contraddittorio, si fa per dire, sul caso Ruby invitando Franco Bechis, il vicedirettore di Libero, e  Vittorio Sgarbi. E fortuna che passava per uno di sinistra!

Bruno Vespa e Alessio Vinci, 9: sono i gemelli della seconda serata, conducono due trasmissioni ormai indistinguibili tra di loro. Comunque, tra una puntata su Avetrana e una di promozione a qualche fiction o reality della rete, si sono spesi come pochi nella difesa del presidente bunga bunga. Vinci è addirittura riuscito a mettere in fuga Servegnini, che non è esattamente un incendiario o un bolscevico.

Maurizio Belpietro e Vittorio Feltri, 8: al di là delle velleità d’indipendenza sbandierate ai quattro venti, quando il signore di Arcore ha bisogno i due di Libero non fanno mai mancare il loro contributo. Rispetto ad altri lavorano con la lingua un po’ meno di fuori e pubblicano tutte le intercettazioni, invece di nasconderle come molti. Si tratta comunque di un giornalismo orribile, firmato più con il  manganello che con la penna. L’ultima trovata, di pubblicare il numero di telefono di Santoro, è bullismo puro.

Piero Ostellino, 8: scrive nel Corriere della Sera, suscitando la reazione di tutti i colleghi, che le donne sono sedute sulla loro fortuna e che quindi è normale che si diano da fare in quel senso. Vedere un vecchio e autorevole giornalista della carta stampata scendere a battutacce da avvinazzato frequentatore di bettole risulta particolarmente avvilente, sarà un segno dei tempi.

Scritto da Style24.it Unit
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