Scarse capacità recitative e glorificazione di una delinquente: queste le accuse
Non accennano a placarsi le polemiche che hanno investito la fiction di Canale 5 Pupetta, il coraggio e la passione andata in onda giovedì scorso.
La miniserie è interpretata da Manuela Arcuri nel ruolo principale di Pupetta Maresca, condannata per usura, omicidio e associazione mafiosa, in una storia molto, troppo romanzata, in cui una vicenda reale, realissima, di sangue e violenza è stata trasformata in un fotoromanzo melodrammatico.
All’attrice infatti è stata rimproverata la prova attoriale di basso livello, di certo non una sorpresa per chi ha seguito la sua carriera. Selvaggia Lucarelli in un tweet ha parlato di “coraggio del regista nel dare il ruolo di Pupetta alla Arcuri“, supportato dalla “passione degli italiani per ‘ste oscenità“, ma ha voluto sopratutto ristabilire la verità storica sulla protagonista, che forse non era il caso di ritrarre con una simile compiacimento narrativo: “Pupetta Maresca era una camorrista. Assassina. Usuraia. Delinquente. Quindi il coraggio e la passione di ‘sta cippa.”
Un parere più autorevole arriva da Pina Picierno, parlamentare del Pd assegnata alla commissione per la cultura: “La fiction di Canale 5 esalta le gesta della donna di camorra Pupetta Maresca che ha collezionato nella sua vita una serie impressionante di precedenti penali: dall’omicidio, all’associazione mafiosa passando per la frode, la truffa, la bancarotta e l’usura. Mediaset aveva a disposizione tanti esempi positivi di donne coraggiose che hanno fatto della lotta alle mafie la propria missione di vita per non parlare delle storie delle vittime e dei loro famigliari.
Non si comprende perciò la scelta di celebrare i carnefici. Solo qualche tempo fa l’ex presidente del Consiglio Berlusconi affermava di voler strozzarè chi ha fatto la serie della Piovra e chi scrive libri sulla mafia che a suo dire non ci fanno fare bella figura nel mondo. Non si deve parlare di mafia ma va bene fare una fiction in onore di una camorrista?“
Mancano altre tre puntate alla conclusione della miniserie tanto vituperata e l’interrogativo diventa stringente: il tono della narrazione diverrà più critico nei confronti della protagonista, o, stando alla scarsa capacità di sfumare caratteri e situazioni della più parte della fiction italiana, assisteremo all’assunzione in cielo della Pupetta televisiva?

