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22 Luglio 2026

Passioni e desideri: trailer, trama e recensione film con Jude Law

L’amore, in tutte le lingue del mondo Quello dei destini intrecciati e delle conseguenze delle azioni che si riverberano nel tempo e nello spazio è ... Leggi tutto

L’amore, in tutte le lingue del mondo

Quello dei destini intrecciati e delle conseguenze delle azioni che si riverberano nel tempo e nello spazio è uno dei temi preferiti dal mondo del cinema, che grazie alla tecnica del montaggio parallelo (e a volte alternato) ha trovato il modo perfetto per mettere in scena ipotesi appartenenti alla fisica quantistica o alla spiritualità new age.

Passioni e desideri, il film che esce oggi nelle sale italiane a un anno dall’avvenuta distribuzione anglosassone, è dunque l’ennesimo tassello di un mosaico di celluloide molto variegato. Questa volta il pretesto per mettere in scena differenti storie di personaggi sparsi in giro per il mondo, il cui cammino si incrocia quasi per caso, è da una parte l’eterno ritornello dell’Amore, dall’altro il riferimento molto velato e assai libero alla pièce Girotondo di Arthur Schnitzler, colui che è stato definito come il corrispettivo letterario di Sigmund Freud.

A dirigere l’ambiziosa opera (il cui significativo titolo originale era 360) dal cast di tutto rispetto – tra gli attori più famosi citiamo Jude Law, Rachel Weisz e Anthony Hopkins – è stato chiamato Fernando Meirelles, noto ai più per i pluripremiati City of God e The Constant Gardener.

Il film racconta quindi 5 o 6 vicende, a seconda di come si vuole suddividere il tessuto narrativo, di cui cerchiamo di rendere conto in breve, fornendo i passaggi da un linea drammaturgica all’altra: si parte da Vienna dove Anna, accompagnata dalla sorella Mirka, si sottopone a uno shooting fotografico per inaugurare la sua attività di escort; il suo primo cliente dovrebbe essere Michael, il quale si tira indietro iin un impeto di fedeltà alla moglie Rose, che però lo cornifica per davvero a Londra con il fotografo brasiliano Rui; costui sarebbe fidanzato con Laura, che aveva convinto a venire in Inghilterra per lui; scoperto il tradimento quest’ultima decide di ritornare in patria; sull’aereo incontra prima l’anziano John, che sta cercando la figlia scomparsa da anni, e poi lo stupratore in cerca di redenzione Taylor, che viene tentato implacabilmente dalla disperata ragazza bisognosa di conforto; a Parigi un dentista algerino segue incessantemente la sua assistente russa, di cui è follemente innamorato; Valentina, questo il nome della donna, è tuttavia sposata – pur con qualche problema – con Sergei, il quale è l’autista e la guardia del corpo di un uomo d’affari che, nuovamente a Vienna, richiede i servizi di Mirka…

Come si può ben immaginare dalla lettura di questa sinossi sbrigativa, i 110 minuti del film non bastano a delineare compiutamente tutte le storie messe in scena dalla sceneggiatura scritta da Peter Morgan (giù autore dei buoni Frost/Nixon e The Queen, ma anche del pessimo Hereafter), che si arrestano allo stato di bozzetti inconcludenti, simpatiche miniature, validi frammenti e segmenti del tutto inutili. Ciò che colpevolmente manca, tuttavia, è proprio il tanto sbandierato collegamento tra le pieghe della realtà, che rimane un mero pretesto e mai si eleva a discorso autonomo su cui far vivere il film.

E dire che Meirelles non è certo un inetto e la sua abilità nella direzione degli attori è infatti innegabile. La tensione è palpabile nella “sfida” sessuale lanciata da Laura a Taylor, Hopkins commuove davvero nel suo monologo, e allo stesso modo alcuni duetti risultano ben riusciti e appassionanti. Chi davvero delude, incomprensibilmente, sono le due grandi star Law e Weisz, che forse penalizzate da un intreccio alquanto banale, sembrano non sapere perché siano finiti sul set.

Francamente irritanti infine, in quanto gratuiti e molto poco funzionali, sono i costanti elementi visivi che vorrebbero aggregare le varie sezioni: si va dal classico split screen alla saldatura via montaggio di inquadrature diverse che racchiudono differenti set e attori.

Ciò che non si capisce, alla conclusione di Passioni e desideri, è cosa abbiano voluto affermare o su cosa abbiano riflettuto gli autori di quest’operazione. Lo spettacolo non è certo deludente – il commento sonoro per esempio è molto gradevole – ma il rischio, o meglio quasi la certezza, è che ci si dimentichi di quanto visto nel giro di qualche ora.