Nel dibattito contemporaneo si sente spesso l’affermazione che la politica divide mentre la cultura unisce. Una semplificazione che nasconde una realtà più complessa: la cultura tende a segnare confini, a rendere visibile la differenza tra gruppi e a costituire il terreno di scontro simbolico. Il pensiero di autori come Herder e Spengler dimostra che ogni popolo possiede un Volksgeist una dimensione storica e simbolica che non si può cancellare con un semplice invito al consenso.
Questa prospettiva è fondamentale per capire come la visual culture si inserisca nella critica d’arte contemporanea e perché le istituzioni culturali, come la Consulta regionale della Cultura del Veneto, siano chiamate a operare in un contesto di inevitabili divergenze.
La cultura come segno di divisione
La cultura non è un vuoto neutro; è il risultato di processi formativi che attribuiscono identità e appartenenze. Ogni individuo porta con sé un bagaglio di memorie, miti fondativi, tabù alimentari e pratiche rituali che lo collocano in una specifica matrice di riferimento. Questo marchio identitario fa sì che le immagini, i simboli e i racconti vengano interpretati diversamente da chi proviene da realtà culturali differenti. La metafora dell’isola è utile: ogni comunità è una terra emersa, separata dall’acqua delle differenze ma capace di scambiare segnali e costruire ponti temporanei.
Il mutuo riconoscimento delle diversità, più che l’omogeneizzazione, permette un dialogo autentico. Il compromesso – inteso come cum-promittere promettere insieme – non equivale a fusione; è una convivenza consapevole di più visioni. In questo senso, la cultura parla una lingua più lenta e simbolica rispetto alla politica, ma altrettanto cruciale per la coesistenza.
Visual culture e critica d’arte: il contributo di Kevin McManus
Nel contesto accademico italiano, il professor Kevin McManus si occupa di visual culture una disciplina che indaga il modo in cui le immagini contemporanee modellano la percezione della realtà. Secondo McManus, lo “sguardo” dell’osservatore è centrale: l’analisi delle immagini richiede un equilibrio tra interpretazione estetica e decodifica dei codici sociali sottesi. Questa prospettiva arricchisce la critica d’arte spingendo gli studiosi a considerare non solo il valore formale di un’opera, ma anche il suo impatto sul discorso pubblico.
Il docente sottolinea che la visual culture non è un semplice “campo visivo”, ma un insieme di pratiche che includono media digitali, installazioni pubbliche e forme tradizionali di rappresentazione. La capacità di leggere questi segnali visivi è fondamentale per comprendere le dinamiche di potere e di identità che la cultura stessa produce e riproduce.
La Consulta regionale della Cultura del Veneto: nuove designazioni e progetti di legge
Il 16 settembre 2026 la Sesta commissione del Consiglio Veneto ha nominato due new entry alla Consulta regionale della Cultura la consigliera Laura Besio (Fratelli d’Italia) e Monica Sambo (Partito Democratico). Le nomine, previste dall’articolo 10 della legge regionale n. 17/2019, rafforzano la rappresentanza multipolitica nell’organo consultivo dedicato alla promozione culturale.
Durante la stessa seduta sono stati presentati i progetti di legge n. 82, a firma del consigliere Cristiano Corazzari (Lega-LV), per creare un registro dei piatti tipici veneti, e il n. 110, promosso da Riccardo Barbisan (Lega-LV), relativo alla disciplina delle associazioni pro loco. Entrambe le proposte mirano a valorizzare le tradizioni locali, dimostrando come la cultura – intesa anche in chiave gastronomica e associativa – continui a generare spazi di confronto e di differenziazione all’interno del territorio.



