Salta al contenuto
18 Settembre 2026

Dizionari, neologismi e cultura: la lezione di Marco Ballarè a Trani

Marco Ballarè ha svelato al pubblico di Trani come i dizionari, i neologismi e le scelte linguistiche plasmino la nostra identità e il pensiero collettivo.

Dizionari, neologismi e cultura: la lezione di Marco Ballarè a Trani

Il 17 settembre 2026, Palazzo San Giorgio è stato teatro di un incontro che ha messo al centro della discussione la storia della lingua italiana. Marco Ballarè, noto sui social come Marco Dixit, ha presentato il suo nuovo volume intitolato Con parole tue guidando gli spettatori in un percorso che attraversa secoli di lessicografia, dal Vocabolario della Crusca fino ai neologismi nati nel digitale.

Durante la serata, l’autore ha condiviso il suo personale cammino: dopo più di dieci anni come social media manager ha deciso di ritornare a una passione maturata al liceo, ossia l’analisi delle parole e della loro evoluzione. Ha sottolineato che i dizionari rappresentano il punto di riferimento fondamentale per comprendere il patrimonio lessicale, poiché ne riportano definizione, prima attestazione e etimologia.

Le tappe fondamentali della lessicografia italiana

Il punto di partenza è il Vocabolario degli Accademici della Crusca pubblicato nel 1612. Questo lavoro monumentale raccoglieva la lingua letteraria dei grandi autori toscani del Trecento, ma trascurava termini scientifici e il lessico popolare. Per questo motivo, parole ormai comuni oggi – ad esempio telefonare o ferrovia – erano assenti, mentre vocaboli ormai desueti come badalucco o neghittoso trovavano spazio.

Solo nel 1861, con l’unità d’Italia, è nato il Dizionario della lingua italiana di Niccolò Tommaseo, vero salto qualitativo in grado di fotografare la lingua parlata dalla popolazione e di includere termini scientifici, tecnici e regionali. Questo dizionario ha rappresentato la prima risposta a una lingua vivente, in continua trasformazione.

Evoluzione di un concetto: la parola “amore” dal XVII al XXI secolo

Per dimostrare come i significati cambino, Ballarè ha preso in esame la definizione di amore. Nel Vocabolario della Crusca (1612) era descritta come “una certa forza appetitiva delle cose elette per desiderio e bramate per godere”. Il Tommaseo (1861) la reinterpretava come “un moto durevole dell’anima verso il bene”. Oggi, lo Zingarelli la definisce “un intenso sentimento di affetto e un’inclinazione profonda verso qualcuno o qualcosa”. Questo esempio evidenzia che le parole non sono statiche, ma organismi viventi che si adattano ai mutamenti culturali.

Neologismi digitali e prestiti dall’inglese

Il ventunesimo secolo ha introdotto un flusso continuo di neologismi provenienti dal digitale. Termini come slayare (fare benissimo), creator (autore di contenuti) o il ricco gergo del gaming (es. buffnerf) sono ormai di uso comune. Questi prestiti dimostrano come la lingua si arricchisca di elementi estranei, trasformandoli in parte integrante del vocabolario quotidiano.

Il valore etico del linguaggio

Ha affermato che le parole non sono per sé buone o cattive, ma il loro impatto dipende dall’uso. Il linguaggio non solo descrive il mondo, lo costruisce guidando il modo di vedere le cose e la nostra capacità di convivere con gli altri.

Autore

Matteo Pellegrino

Matteo Pellegrino ha organizzato una sfilata pop-up nei vicoli del Quartieri Spagnoli per promuovere giovani designer; è editorialista moda che cura rubriche su artigianato e tendenze locali. Nato a Napoli, conserva bozze di pattern e appunti presi nelle sartorie di via Toledo.