Ballarò su Canale 5, quell’ipotesi da Paese normale e i conti in tasca del Biscione

Oggi va in onda l’ultima puntata di Ballarò, l’ultima della stagione beninteso, visto che il programma è stato confermato anche per i palinsesti autunnali. Dell’accordo tra Floris e la Rai si è rammaricato, a sorpresa, Piersilvio Berlusconi che nei giorni scorsi ha rivelato l’esistenza di un piano per portare il giornalista nella scuderia del Biscione: “Mi ero mosso, ne avevo già parlato in azienda, avevo previsto la cosa, il come e il quando.

Avrei portato Giovanni Floris a Mediaset». E ancora: “A noi manca un programma di approfondimento in prima serata. Un programma come Ballarò. È perfetto. È un esempio di grande correttezza. Usa toni pacati e ospita sempre le diverse posizioni in campo”.

Evidentemente non sappiamo se Mediaset sarebbe davvero andata a fondo nel progetto, ma lo scenario appena abbozzato è – per una volta – da paese normale: un bravo conduttore che fa ascolti non trova conferme nella tv dove lavora e la concorrenza se ne interessa.

Così funziona in tutto il mondo, tranne che in Italia, dove il criterio del mercato e del profitto è ampiamente secondario rispetto a quello politico.

Qualcuno, commentando l’uscita di Piersilvio Berlusconi, ha cominciato a parlare di riposizionamento di Mediaset in vista di nuovi scenari politici. Quale che sia la verità, appare oggi chiaro che l’esperienza politica del Berlusconi più anziano ha impoverito l’azienda da un punto di vista della qualità del prodotto (e di conseguenza degli ascolti).

Perché le reti del Biscione sono state progressivamente costrette a cacciare i giornalisti indipendenti (vedi il caso Mentana), a proporre dei telegiornali sempre più blindati e rifiutati dal pubblico (vedi Tg4 o Studio Aperto) e a rinunciare di fatto all’approfondimento e al talk show politico, un genere che può garantire grandi ascolti a prezzi di produzione contenuti.

Poi certo, quest’impoverimento dell’offerta e il conseguente (e sempre più marcato rispetto al concorrente pubblico) calo degli ascolti non si è tradotto in un calo dei ricavi pubblicitari, facendo parlare ironicamente di “mistero industriale”. Dico ironicamente perché non c’è nessun mistero: gli inserzionisti comprano gli spazi pubblicitari su Mediaset a prescindere dalle curve dell’audience per non inimicarsi il presidente del Consiglio, è risaputo ed è una delle tante distorsioni del conflitto d’interesse. Ma forse a Cologno Monzese stanno cominciando a pensare a cosa potrebbe accadere ai conti dell’azienda quando Silvio non sarà più a Palazzo Chigi.

(In foto: Floris, fonte: giovannicaprara.it).

Scritto da Style24.it Unit
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