Chi era Andrej Tarkovskij: storia del regista sovietico

Andrej Tarkovskij e il cinema sovietico del XX secolo.

La storia di Andrej Tarkovsij è nota grazie ai suoi diari e le sue scelte stilistiche ed estetiche vengono presentate in “Scolpire il tempo”. Attraverso queste testimonianze dirette, oggi è possibile avere più informazioni sul grande regista sovietico, fondamentale nel corso del XX secolo. 

Chi era Andrej Tarkovskij 

Andrej Arsen’evič Tarkovskij (Zavraž’e, 4 aprile 1932 – Parigi, 29 dicembre 1986) è stato un regista sovietico. Cresce in un villaggio sulle rive del Volga dal padre poeta e la madre impiegata in tipografia. Quest’ultima si rivela centrale nella vita del piccolo che nutre un amore profondo nei suoi confronti, il contrario di ciò che prova per il padre che li abbandona nel 1935.

Dopo aver frequentato le scuole dell’obbligo il giovane Andrej si iscrive al Moskovskij Institut Vostokovedenija dove inizia a studiare arabo.

L’ambiente accademico di stampo ateo mette a disagio il ragazzo, abituato alla religiosità, e così dopo due anni lascia gli studi per dedicarsi alla raccolta della taiga siberiana. Terminata la sua fase da geologo, torna a Mosca per iniziare a studiare nella prestigiosa Scuola Superiore di Cinematografia dove intraprende il suo percorso nel settore.

L’esordio di Andrej Tarkovskij 

Nel 1956 esce il suo primo cortometraggio, “Assassini”, tratto dal celebre racconto di Ernest Hemingway, seguito dal mediometraggio “Non cadranno foglie stasera”.

Quattro anni dopo si diploma presentando il progetto “Katok i skripka” il quale mette in luce alcuni tratti che si riveleranno caratteristici del suo lavoro come la passione per le visioni onirische e la presenza di acqua. 

Dopo essersi sposato e aver messo al mondo il primo figlio, presenta al Festival del Cinema di Venezia “L’infanzia di Ivan” ottenendo il Leone d’oro al miglior film. La pellicola fa molto discutere e crea schieramenti tra intellettuali del tempo, tra cui Jean-Paul Sartre che si pronuncia su “l’Unità”.

A complicare i progetti del regista sono le incomprensioni con il regime verso cui dimostra aperta ostilità. “Andrej Rublëv”, per esempio, è una pellicola che chiede l’intervento del ministro francese per la proiezioni al Festival di Cannes. Nonostante le difficoltà e le necessarie correzioni il film ottiene grande consenso tra pubblico e critica. 

Il successo di Andrej Tarkovskij 

Nel 1972 il regista realizza “Solaris”, film tratto dal romanzo omonimo di Stanislaw Lem, con la volontà di presentare la risposta sovietica alla produzione statunitense “2001: Odisse nello spazio”. Il progetto non ottiene il successo sperato, ma Tarkovskij si riprende con “Lo specchio”, film personale e introspettivo di successo che non fa però che inasprire i rapporti con il regime.

Nel 1979 ottiene il permesso di espatriare e così arriva in Italia e si mette in contatto con la Rai e qui inizia a girare “Tempo di viaggio” un documentario che realizza con Tonino Guerra. Dopo due mesi però è costretto a tornare in Unione Sovietica dalla moglie e il figlio, trattenuti come garanzia del suo ritorno. Ottiene poi un David di Donatello per il suo film “Lo specchio” e durante questo nuovo soggiorno decide di rimanere in Italia in maniera definitiva e non tornare più a casa. 

Inizia così per lui un periodo di viaggi tra Europa e Stati Uniti continuando a realizzare progetti cinematografici. Nel 1985, mentre è in Svezia, realizza “Sacrificio”, il suo ultimo film che ottiene grandissimo successo al Festival di Cannes dove viene premiato in quattro categorie. 

Scritto da Alessandra Coman
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