Almanya: trailer e recensione in anteprima

Arriva il 7 dicembre nelle sale italiane la commedia multiculturale Almanya – La mia famiglia va in Germania. Trailer e recensione in anteprima

Presentato alla Casa del Cinema di Roma, e in uscita il 7 dicembre in tutta Italia (tranne a Milano, dove S.

Ambrogio è la data designata), Almanya – La mia famiglia si trasferisce in Germania è una commedia multiculturale con svolta serioso-drammatica verso la parte finale.

La regista, Yasemin Samdereli, qui al debutto cinematografico ma già collaboratrice nella famosa serie Kebab for Breakfast trasmessa da Mtv, sempre riguardante l’integrazione turca in terra tedesca, ha creato un affresco famigliare che ripercorre le prime ondate migratorie degli anni 60, causa lavoro, cui parteciparono anche molti italiani. 

Il film si muove tra il presente e il passato: nel primo la famiglia Yilmaz al completo è in viaggio verso la Turchia per una vacanza estiva, mentre nel secondo, attraverso una serie di flashback nostalgici, vengono mostrate le difficoltà di ambientazione che coinvolsero grandi e piccini.

Commedia simpatica e sensibile, Almanya non ha grandi ambizioni e proprio per questa sua umiltà riesce alla fine ad essere una pellicola riuscita: nonostante alcuni attori non siano dei mattatori (anche se è stato fatto un bel lavoro di casting), nonostante il passaggio tra i due diversi piani temporali sia a volte brusco e poco efficace, nonostante alcune battute siano smorzate da tempi comici non ottimali o semplicemente da riferimenti culturali riservati a un pubblico turco-tedesco, nonostante tutto ciò si esce soddisfatti dalla visione del film.

Il merito va dato alla buona sceneggiatura, scritta dalla regista assieme alla sorella, che riesce a mantenere un tono leggero e ironico nella prima parte, senza calcare mai troppo su facili effetti comici stranianti, mentre nella seconda, più seria, la riscoperta della propria terra viene tratteggiata con una delicatezza insolita, anche a livello di inquadrature, piuttosto curate, a dimostrazione di una idea di messa in scena che esula dalla semplice esposizione dei fatti.

Discorso a parte riguardo al fatto che in Italia un film del genere ce lo sogniamo. Un film in cui il nostro Paese è visto attraverso il filtro di una cultura altra, ma domestica allo stesso tempo (perché convivente con quella indigena), in cui si riflette sul legame che unisce le diverse popolazioni ai luoghi che le ospitano e da cui provengono, capace di mantenere uno sguardo lucido verso entrambe le direzioni, evitando patetismi, vittimismi, drammatizzazioni forzate o peggio ancora facili e idioti stereotipi culturali a uso ridere.

Sono sicurissimo del fatto che, nel sottosuolo cinematografico nostrano, una pellicola del genere già ci sia o stia nascendo. Ma a livelli di grandi distribuzioni non mi pare di avere finora incontrato un’opera che possegga le caratteristiche sopraccitate (e, insomma, ricordiamolo, tutto sommato Almanya è una commedia poco più che carina, per quanto sensibile e delicata).

Ci ho pensato un po’ su e credo che i fattori che precludono la creazione di un’opera del genere possano essere almeno tre, appartenenti a ordini differenti:

– politico-ecomico: esistono migranti di terza-quarta generazione che hanno accesso alla formazione necessaria per diventare registi? Sono messi nelle condizioni tali da poter arrivare a quel benessere che permette un’attività artistica non redditizia? Sono per caso incoraggiati dallo Stato in qualche modo?

-produttivo: c’è qualche produttore/distributore disposto a investire su una pellicola realizzata da un immigrato portatore di un punto di vista altro da quello italiano? Un film che sia “dalla parte di chi ci ruba il lavoro, per non dire di peggio”?

– ricettivo esiste un pubblico che vuole vedere una storia, anche comica, i cui protagonisti siano degli stranieri realistici, non ridicoli né tanto meno miserabili, che mostrano la loro opinione sull’Italia e gli italiani? Insomma, degli interlocutori alla pari.

Potessi rispondere di sì a una di queste domande sarei davvero felicissimo, quale testimone di un’effettiva integrazione, simile a quella ormai avvenuta in Germania ad opera della popolazione turca. Mi farebbe molto piacere essere smentito, se non ora magari in un futuro prossimo…

Scritto da Style24.it Unit
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