L’Islanda ha detto no all’adesione all’Unione Europea. Con il 52,8% dei voti, il referendum ha bocciato la ripresa dei negoziati di adesione, interrompendo così ogni speranza di un allargamento a Nord dell’Unione. La premier islandese Kristrún Frostadóttir ha ammesso la sconfitta, ma ha sottolineato l’importanza della democrazia e del rispetto della volontà popolare.
Un Paese diviso: le ragioni del no
Il voto ha rivelato una netta divisione non solo politica, ma anche geografica. Nella capitale Reykjavík il sì ha raggiunto il 57%, mentre nelle circoscrizioni rurali il no ha superato il 60%. Questo risultato riflette le preoccupazioni del Paese profondo legato alla pesca, che teme di perdere il controllo delle proprie acque.
Il fronte del no era trasversale, dalla sinistra radicale alla destra nazional-conservatrice, mentre il sì era sostenuto dall’Alleanza socialdemocratica e dal partito liberale ViÐreisn. La premier Frostadóttir ha promesso che il tema non sarà ripreso almeno fino alla fine del suo mandato, nel 2028.
Le reazioni di Bruxelles e dei sovranisti europei
La reazione di Bruxelles è stata gelida. Dopo un lungo silenzio, la portavoce del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha dichiarato che l’Islanda rimane un partner stretto e fidato. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali.
Intanto, i sovranisti europei hanno cavalcato la vittoria del no. Marine Le Pen ha celebrato il voto come un segnale che un’altra Europa è possibile mentre Nigel Farage ha complimentato gli islandesi per aver mantenuto la loro indipendenza. Anche in Italia, la Lega e Futuro Nazionale hanno criticato l’Ue, sottolineando che gli islandesi non vogliono rinunciare alla loro identità.
Le implicazioni future
L’Islanda fa già parte del mercato unico europeo e dello spazio Schengen, ma l’adesione all’Ue avrebbe comportato l’ingresso nell’unione doganale e l’adozione dell’euro. Il voto ha mostrato che il Paese è soddisfatto dell’attuale rapporto con l’Ue, basato sull’accordo di libero scambio Efta e sulla partecipazione al mercato comune nel See.
La sconfitta del referendum è un colpo per Bruxelles, che sperava in una storia di successo dopo le difficoltà con la Brexit e gli altri paesi candidati. Il voto islandese ha ricordato a tutti che l’integrazione europea non è un processo lineare e che i popoli devono poter decidere del loro futuro.



