Salta al contenuto
6 Giugno 2026

Sciopero generale della cultura: le ragioni della protesta del 12 giugno

Musei, teatri, biblioteche e siti archeologici saranno chiusi il 12 giugno. Scopri perché 825 mila lavoratori della cultura incrociano le braccia e cosa chiedono

Sciopero generale della cultura: le ragioni della protesta del 12 giugno

L’Italia si vanta di essere una superpotenza culturalecon i suoi musei, teatri, biblioteche e siti archeologici che rappresentano il volto del Paese nel mondo. Ma chi sono le persone che ogni giorno mantengono viva questa ricchezza? Il 12 giugno, custodi, archivisti, bibliotecari, tecnici di palcoscenico, ricercatori e operatori culturali incroceranno le braccia per protestare contro le condizioni di lavoro nel settore.

Si tratta di 825 mila lavoratoriil 3,5% degli occupati italiani, secondo Eurostat. Di questi, oltre 306 mila sono iscritti all’Inps come lavoratori dello spettacolo. Tuttavia, la maggior parte opera lontano dai riflettori, nei musei, negli archivi e nelle biblioteche, spesso con retribuzioni inadeguate. Nel 2026, il comparto ha generato 57,7 miliardi di euro di valore aggiunto, ma il 69% degli operatori guadagna meno di 8 euro all’ora e uno su due non supera i 10 mila euro annui.

Le richieste dei lavoratori della cultura

I promotori dello sciopero denunciano una grande eterogeneità di figure professionali con formazione, retribuzioni e inquadramenti contrattuali differenti, accomunate da sfruttamento, ricatto, condizioni massacranti e retribuzioni troppo basse. Tra le richieste avanzate figurano il riconoscimento giuridico delle professioni culturali, il contrasto all’abuso di stage e volontariato, il superamento delle false partite IVA e la reinternalizzazione dei servizi affidati in appalto.

Le rivendicazioni toccano anche un tema spesso trascurato: la salute psicofisica di chi lavora nel settore. Competizione permanente, incertezza economica e discontinuità del reddito non producono soltanto difficoltà materiali, ma modellano le esistenze e influenzano le scelte di vita. Da qui la richiesta di maggiori tutele e strumenti di welfare universale.

La narrazione da combattere

Una delle critiche principali riguarda la narrazione radicata secondo cui lavorare nella cultura sarebbe un privilegio, una vocazione capace di compensare ciò che manca in termini di salario e tutele. Per Redacta, l’associazione dei freelance dell’editoria che aderisce alla mobilitazione, questa retorica va combattuta, riconoscendo che i lavori culturali sono esattamente come gli altri e come tali vanno retribuiti e tutelati.

Finora la precarietà nella cultura è stata raccontata attraverso casi singoli: il ricercatore precario, la bibliotecaria sottopagata, l’operatrice museale esternalizzata. Lo sciopero del 12 giugno prova invece a cambiare prospettiva, mostrando ciò che queste esperienze hanno in comune. I promotori evidenziano che l’accesso all’arte e alla cultura è un diritto di tutta la cittadinanza. Se la cultura è davvero un bene comune, perché chi la rende possibile continua a essere trattato come un costo superfluo?

Autore

Cristian Castiglioni

Cristian Castiglioni, veneziano, iniziò come blogger dopo aver postato una guida sui bacari e ricevuto centinaia di messaggi: quella reazione spinse la sua trasformazione in redattore. Cura contenuti amichevoli e porta in redazione appunti fotografici di vaporetto e cicchetti.