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4 Giugno 2026

Quando le donne scelsero la Repubblica: ottant’anni di eredità civile

La storia del 2 e 3 giugno 1946 raccontata attraverso le file davanti ai seggi, le parole di Anna Garofalo, la presenza determinante di tredici milioni di donne e l'elezione delle 21 Madri Costituenti che hanno contribuito a scrivere la Costituzione della Repubblica Italiana

Quando le donne scelsero la Repubblica: ottant'anni di eredità civile

Il ricordo del 2 giugno 1946 resta un capitolo fondamentale della storia italiana: in quei due giorni gli elettori scelsero la forma dello Stato e, per la prima volta, le donne furono chiamate sia a votare sia a candidarsi. La dimensione popolare e simbolica di quell’appuntamento è ben rappresentata dalle immagini di lunghe file davanti ai seggi e dalle testimonianze dell’epoca: la giornalista Anna Garofalo descrisse la tensione e l’emozione di chi stringeva la scheda come un oggetto carico di responsabilità.

Il contesto storico e i numeri del voto

Dopo oltre venti anni di dittatura fascista e la guerra, l’Italia si trovò a decidere sulla propria forma istituzionale. Il referendum del 2 e 3 giugno 1946 mise a confronto monarchia e repubblica, mentre contemporaneamente si eleggeva l’Assemblea Costituente incaricata di redigere la nuova Carta. All’epoca gli aventi diritto al voto erano 28 milioni; a votare furono quasi 25 milioni di cittadini, con una partecipazione massiccia che segnò il ritorno alla democrazia rappresentativa.

La partecipazione femminile

Un elemento decisivo di quell’appuntamento fu la partecipazione delle donne: furono 13 milioni le elettrici che si recarono alle urne, un numero superiore rispetto agli uomini. Questo dato non è solo statistico, ma segnala una trasformazione sociale profonda: la donna che per decenni era stata esclusa dalla vita politica si presentava ora come soggetto attivo della cittadinanza. La scena delle donne in coda, attente e trepidanti, resta scolpita nelle cronache del tempo: «Lunghissima attesa davanti ai seggi. Stringiamo le schede come biglietti d’amore…», scrisse proprio Anna Garofalo.

Le Madri Costituenti: volti e provenienze

Dall’elezione della Costituente emersero 556 deputati, tra i quali vennero scelte 21 donne che entrarono nella storia come le prime parlamentari italiane. La loro presenza fu trasversale ai partiti: 9 provenivano dalla Democrazia cristiana, 9 dal Partito comunista, 2 dal Partito socialista e 1 dall’Uomo qualunque. Queste donne si rivelarono protagoniste nel portare all’interno dei lavori costituzionali rivendicazioni riguardanti la dignità, il lavoro femminile e la parità tra i coniugi.

Alcune figure e il loro percorso

Tra le voci che si distinsero in quel gruppo vi furono figure che avevano vissuto la Resistenza, la clandestinità o sacrifici personali per l’istruzione e il lavoro. La composizione delle ventuno incluse nomi che contribuirono a definire articoli fondamentali della Costituzione, orientando il testo verso il riconoscimento della pari dignità sociale e l’affermazione di principi di uguaglianza senza distinzione di sesso.

Testimonianze, immaginario e rappresentazioni

Le pagine memoriali di scrittrici e giornaliste dell’epoca offrono un punto di vista intimo su quella giornata. Oltre ad Anna Garofalo, la letteratura e il cinema hanno ricreato scene che restituiscono l’intensità del momento: l’attrice e regista Paola Cortellesi ha riproposto in un film la potenza simbolica del gesto di votare, raccontando come il voto rappresentasse una frattura nella storia privata e pubblica delle donne italiane.

Il valore simbolico del gesto

Per molte testimoni il rito del voto fu percepito come una sorta di rinascita personale e collettiva: entrare nella cabina elettorale significava assumere una responsabilità pubblica e ricostruire un rapporto nuovo con la comunità politica. Quel gesto, apparentemente semplice, segnò l’inizio di una partecipazione che avrebbe modellato la democrazia repubblicana.

L’eredità e le sfide contemporanee

Il contributo delle prime elette e l’inclusione delle donne nella scrittura della Costituzione rimangono una conquista storica. Tuttavia, la memoria deve tradursi in politiche concrete: ancora oggi permangono divari salariali, percorsi professionali discontinui e un tasso di occupazione femminile che segnala margini di miglioramento. Ricordare il 2 e 3 giugno 1946 significa non solo celebrare un passato, ma interrogarsi sulle azioni necessarie perché i principi di uguaglianza sanciti nella Carta siano reali nella vita quotidiana delle donne.

Il 18 giugno 1946 la Corte di Cassazione proclamò ufficialmente la nascita della Repubblica Italiana, chiudendo così un ciclo e aprendone un altro. Conservare la memoria di quella scelta collettiva, delle 13 milioni di elettrici e delle 21 Madri Costituenti, è fondamentale per mantenere viva la responsabilità civica e proseguire il lavoro verso una cittadinanza pienamente inclusiva.

Autore

Cristian Castiglioni

Cristian Castiglioni, veneziano, iniziò come blogger dopo aver postato una guida sui bacari e ricevuto centinaia di messaggi: quella reazione spinse la sua trasformazione in redattore. Cura contenuti amichevoli e porta in redazione appunti fotografici di vaporetto e cicchetti.