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17 Luglio 2026

Maternità in Italia: condizioni, ostacoli e le scelte rimandate dalle nuove generazioni

Il dossier «Le Equilibriste 2026» mette in luce come precarietà, welfare familistico e discriminazioni rendano la maternità una sfida pratica oltre che emotiva

Maternità in Italia: condizioni, ostacoli e le scelte rimandate dalle nuove generazioni

In Italia il tema della maternità va oltre il semplice calo demografico: si tratta di capire in quali condizioni le persone possono realmente scegliere di diventare genitori. Il rapporto Le Equilibriste 2026 di Save the Children e i dati recenti fotografano un quadro in cui il desiderio di avere figli convive con la precarietà del lavoro, la carenza di servizi e profonde disuguaglianze territoriali. Secondo il dossier, quasi una donna su quattro tra i 25 e i 34 anni dichiara di non avere condizioni lavorative adeguate per progettare una maternità, mentre il tasso di fecondità resta a valori molto bassi.

Il contrasto tra intenzioni e possibilità è palpabile: oltre l’80% dei giovani tra i 18 e i 24 anni dichiara di volere figli, ma i numeri effettivi restano contenuti. Nel 2026 i nuovi nati sono stati circa 355mila, e il tasso di fecondità nazionale si attesta su 1,14 figli per donna, inferiore alla media europea (1,34 nel 2026). Questa distanza non è solo statistica: riflette barriere concrete come stipendi bassi, difficoltà di accesso all’abitazione e un welfare familistico che mantiene gran parte del carico di cura nell’ambito privato.

La penalizzazione sul lavoro: la cosiddetta child penalty

Un nodo centrale è la child penalty, ovvero la penalizzazione professionale legata alla genitorialità femminile. Dopo la nascita di un figlio molte donne subiscono riduzioni di salario, passaggi a part‑time involontario o uscite definitive dal mercato del lavoro. I dati mostrano come la traiettoria retributiva dei padri tenda a migliorare, mentre quella delle madri spesso si arresta o peggiora. Questo fenomeno è amplificato dalla mancanza di strumenti efficaci di sostegno e dalla persistenza di pratiche discriminatorie in fase di assunzione. È dunque fondamentale distinguere tra la volontà di avere figli e la concreta capacità di conciliarne la cura con la carriera.

Giovani generazioni e consapevolezza

Millennial e GenZ si mostrano particolarmente consapevoli delle conseguenze professionali della maternità: molte rinviano la scelta o la scartano per timore di perdere opportunità lavorative. Il report evidenzia che tra le under 35 del settore privato fino al 25% lascia il lavoro nell’anno della nascita, spesso in modo definitivo. Questo rendimento diseguale delle carriere alimenta la percezione che diventare madre equivalga a un rischio economico e sociale. Il carico mentale — l’organizzazione invisibile della vita familiare — pesa ulteriormente, rendendo la maternità non solo una scelta personale ma un problema pubblico.

Servizi, congedi e il confronto internazionale

Le infrastrutture per l’infanzia e le politiche di congedo giocano un ruolo decisivo. In molte aree del Paese gli asili nido sono insufficienti, e i congedi parentali non bastano a riequilibrare i compiti di cura. Il confronto con realtà come la Spagna, dove il congedo di paternità obbligatorio è stato allungato e retribuito, suggerisce che cambiamenti mirati possono migliorare la qualità della vita delle madri e delle famiglie. Tuttavia, la miopia politica denunciata dal dossier segnala che le misure introdotte nella Legge di Bilancio 2026 non hanno ancora prodotto effetti rilevanti sull’occupazione femminile o sulla distribuzione dei carichi di cura.

Disuguaglianze territoriali e fragilità invisibili

Le condizioni di partenza cambiano molto da regione a regione: il Mothers’ Index realizzato con l’Istat individua l’Emilia‑Romagna tra le aree più favorevoli alle madri, mentre il Mezzogiorno resta penalizzato da tassi di occupazione femminile più bassi. Tra le fragilità meno evidenti ci sono le madri sole, le donne in condizioni economiche precarie e chi subisce forme di controllo finanziario. Queste situazioni aggravano il senso di isolamento e incidono sulla salute mentale, trasformando la gestione quotidiana in una prova spesso solitaria.

Verso soluzioni pratiche e sostenibili

Per rendere la maternità una scelta effettiva servono interventi coordinati: rafforzare i servizi per l’infanzia, promuovere congedi parentali equi e trasferibili, incentivare forme di lavoro flessibile senza perdita di diritti e attivare politiche abitative che favoriscano l’autonomia dei giovani. Ridistribuire il carico di cura all’interno delle famiglie e cambiare le norme culturali che premiano la paternità a scapito della maternità sono passaggi imprescindibili. Solo così il desiderio di diventare genitori potrà tradursi in una possibilità reale e non in una rinuncia obbligata.

In conclusione, il problema della denatalità in Italia non può essere letto soltanto come una questione numerica: è il risultato di scelte politiche, pratiche aziendali e dinamiche sociali che limitano la libertà di decidere. Intervenire significa mettere al centro la qualità delle condizioni di vita delle famiglie, affrontando con concretezza la precarietà e il welfare familistico che oggi rendono la maternità una sfida più che una possibilità.

Autore

Beatrice Bonaventura

Beatrice Bonaventura ricorda la decisione di lasciare le passerelle di Firenze dopo un servizio su sartorie locali; da allora guida scelte stilistiche pratiche per lettori. In redazione propone palette sobrie e mantiene un archivio personale di tagli e cartamodelli d’epoca.