Uso del preservativo in Italia: a che punto siamo?
Lo scorso anno, un sondaggio dell’OMS aveva lanciato un segnale di allarme evidenziando come l’uso del preservativo tra gli adolescenti sessualmente attivi fosse diminuito significativamente, portando a tassi preoccupanti la percentuale di rapporti non protetti e a un aumento del rischio di infezioni sessualmente trasmissibili. In seguito a questi risultati allarmanti, LELO, ha condotto una propria indagine sull’uso del preservativo tra diverse fasce di età (*).
I dati italiani
Nel nostro Paese, i presupposti sono positivi: mentre negli altri paesi in cui si è svolta la ricerca – Regno Unito, USA, Francia, Italia, Spagna e Svezia – le persone che utilizzano sempre il preservativo sono il 30% – il 17% quasi sempre – in Italia le percentuali sono più incoraggianti: il 37,6% dichiara di usarlo sempre e il 18,50% quasi sempre.
Negli ultimi 5 anni l’utilizzo è aumentato per il 24% degli intervistati, mentre è diminuito per il 16%, lasciando quindi un saldo positivo. In particolare, è la generazione Z a guidare l’aumento dell’utilizzo con il 41% (solo il 9% dichiara di usarlo di meno), segue la generazione Y con il 27% (15% lo utilizza di meno) e la generazione X con un saldo negativo: solo il 16% dichiara di aver aumentato l’utilizzo del preservativo, contro il quasi 19% che dichiara di averlo usato meno.
In generale, il sentimento nei confronti dell’uso del preservativo è positivo: più del 66% degli italiani intervistati dichiara che la richiesta del partner di utilizzarlo le rende felici ed è un segno di cura nei loro confronti.
Il 17% invece pensa che la richiesta dipenda da una mancanza di fiducia sui propri o altrui trascorsi sessuali.
La motivazione predominante per l’utilizzo del preservativo è la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. La generazione X è particolarmente sensibile verso questo tema (52% delle persone intervistate), probabilmente perché è stata quella più esposta alla campagna d’informazione su HIV e AIDS tra gli anni Ottanta e Novanta. La generazione Y si attesta sul 43%, mentre i giovanissimi della Gen Z sul 51%.
La seconda motivazione è la prevenzione delle gravidanze indesiderate: 28% degli intervistati della generazione Z, 37% della generazione Y e 27% generazione X.
Il 64,5% degli intervistati italiani sono concordi nel riconoscere che la cultura dell’uso o meno del preservativo venga influenzata da fattori socioeconomici. Si fa anche piuttosto fatica a parlarne in famiglia: la generazione Z prova disagio nel 45% dei casi, la generazione Y nel 38%. Solo la generazione X si sente più a suo agio a parlare di preservativi in famiglia (52%). Più facile invece parlarne con amici (67% degli intervistati si dichiara a proprio agio nel farlo) e con il partner (81%).
Si rivela necessario concentrarsi sull’educazione sessuale e sulle campagne di salute pubblica, oltre a garantire l’accesso sia ai preservativi sia alle cure mediche, per proteggere la salute e la sicurezza delle persone in tutto il mondo.
Anche la percezione del piacere e la sensorialità giocano un ruolo chiave. Il 40% delle persone intervistate afferma infatti che le sensazioni durante i rapporti sono migliori senza il preservativo. Da qui, l’importanza di garantire un’intimità sicura senza rinunciare al piacere.
*Indagine condotta da Censuswide nel luglio 2025 per LELO; 6003 intervistati nel Regno Unito, USA, Francia, Italia, Spagna e Svezia.


