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3 Giugno 2026

wuthering heights: il maquillage iconico, l’esordio al botteghino e il dibattito sul protagonista

Un'analisi che unisce bellezza cinematografica, numeri al botteghino e il dibattito pubblico sulla rappresentazione del personaggio di Heathcliff.

La nuova versione cinematografica di Wuthering Heights, firmata da Emerald Fennell e interpretata da Margot Robbie e Jacob Elordi, ha catalizzato l’attenzione per più motivi: dal distintivo make up che caratterizza i personaggi fino alle forti aspettative commerciali. Dietro l’immagine romantica e tormentata che arriva sullo schermo c’è un lavoro di styling che trasforma il blush in elemento narrativo e simbolico, mentre i numeri previsionali pongono il film al centro della finestra festiva del cinema.

Il trucco come linguaggio visivo

Nel film il rossore delle guance non è solo estetica ma una vera e propria scelta di regia: il team di hair & make‑up ha creato quello che viene descritto come il look moorland, pensato per evocare vento, isolamento e intensità emotiva. La designer Siân Miller e i make‑up artist hanno lavorato su texture e gradazioni per ottenere un effetto che somigli a un volto spinto dal vento, dove il brontë blush passa da segno di selvaggia sopravvivenza a simbolo di opulenza nelle fasi successive della storia.

Prodotti e tecniche principali

Tra i prodotti utilizzati per tradurre in make up quella tensione emotiva ci sono nomi riconoscibili: per esempio, l’attrice Alison Oliver indossa un Hybrid Blush in una tonalità baby pink che accentua ingenuità e vulnerabilità del suo personaggio. Sulle star come Margot Robbie, invece, si è puntato su un approccio stratificato: balsami labbra‑guance cremosi mixati tra loro e poi sfumati con pennelli e polveri leggere per ottenere un risultato definito «windswept», ossia soffiato dal vento ma controllato nella resa fotografica.

Il red carpet come prolungamento del film

Il make up visto nelle anteprime e sui tappeti rossi non è stato un semplice esercizio di stile: i makeup artist hanno voluto estendere il racconto visivo al di fuori della pellicola. Per far risaltare il blush senza appesantire lo sguardo, è stata scelta una base trucco sobria, ombretti e mascara minimali e l’applicazione di tonalità miscelate direttamente a mano, seguita da lievi spruzzi di polvere per fissare e attenuare i contorni netti. Il risultato è una pelle che parla di natura, passione e decadimento.

La simbologia del rossore

Nel montaggio e nella costruzione dei personaggi il rossore diventa metafora: in certe scene indica primitiva energia e contatto con l’ambiente, in altre suggerisce l’accumulo di privilegi e corrotte promesse sociali. Questa doppia funzione trasforma un elemento di bellezza in uno strumento di storytelling, dove il colore e la sua posizione sul volto raccontano più di molte parole.

Numeri al botteghino e il contesto competitivo

Sul fronte commerciale, le previsioni lo collocano come protagonista del weekend festivo, favorito dalla combinazione di una festa dedicata alle coppie e di un giorno festivo che prolunga l’esposizione in sala. Le stime indicano un’apertura solida, alimentata da forti vendite anticipate e disponibilità in formati premium. Il quadro competitivo include titoli per famiglie, thriller e commedie d’azione che contribuiscono a segmentare il pubblico, ma il film di Fennell punta dritto a un target adulto e romantico.

La discussione sul casting di Heathcliff

Accanto agli aspetti estetici e commerciali si è riaccesa la polemica sulla rappresentazione di Heathcliff: il personaggio è descritto nel romanzo come «diverso» e di origine incerta, un elemento narrativo che parla di esclusione sociale. La scelta di Jacob Elordi, attore bianco e noto al grande pubblico, ha sollevato domande su fedeltà letteraria, responsabilità culturale e logiche di mercato. Alcuni commentatori ricordano versioni che in passato hanno fatto scelte diverse, e la discussione si inserisce in un dibattito più ampio sulla rappresentazione etnica nella traduzione cinematografica dei classici.

Autore

Camilla Fiore

Camilla Fiore, da Verona, annotò la prima review dopo aver testato un siero durante la Fiera della Cosmesi: quell’articolo cambiò la linea editoriale dedicata alla prova prodotto. Propone rubriche con taglio rigoroso e porta in redazione la precisione di chi colleziona vecchi campionari.