Zara: addio ai resi gratuiti per il colosso spagnolo

Zara ha deciso di dire addio ai resi gratuiti nel Regno Unito quando il reso non viene consegnato direttamente in negozio.

Zara ha deciso di dire addio ai resi gratuiti. La catena di vestiti infatti non permetterà più di riconsegnare capi o accessori che abbiamo sbagliato a comprare senza pagare nulla. Scopriamo cosa significa che Zara non permetterà più di fare resi gratuiti, anche se al momento non toccherà gli italiani, ma solo gli inglesi.

zara sacchetto

Zara dice addio ai resi gratuiti

Da oggi i clienti che decideranno di acquistare online e poi di fare reso attraverso punti di consegna che non sono del marchio Zara, ma di terze parte, si troveranno un addebito di commissione.

Dunque chi deciderà di riportare i capi in negozio non subirà nulla e potrà ricevere il proprio rimborso gratuitamente. Al momento questa regola viene applicata solo al Regno Unito, dove vengono detratte circa 1,95 sterline, ovvero circa 2,29 euro, dal totale del rimborso. Per l‘Italia non ci sono cambiamenti al momento, ma possiamo immaginare che non durerà a lungo.

Potrebbe sembrare curioso, strano e controproducente, ma in realtà esistono già altri marchi che usano questa pratica.

Brand come Uniqlo e Next la applicano da tempo e a questo punto possiamo aspettarci che sempre più marchi decideranno di farlo.

zara addio ai resi gratuiti

Perché Zara ha preso questa decisione

Gli acquisti online sono aumentati con l’emergenza pandemica. Spesso alcuni clienti comprano qualcosa giusto per provare e poi decidono di restituirlo dopo averlo indossato qualche volta. Oppure sono famosi i video in cui qualche star del web decide di ordinare una grande quantità di vestiti, solo per poi riconsegnarne una gran parte. Secondo ReBound, una società che si occupa di resi, circa un articolo su tre viene rispedito.

Ciò ovviamente ha un costo per l’azienda, sia a livello logistico, sia di materiali: deve conservare il prodotto, confezionarlo e spedirlo, magari applica anche alcuni sconti. Ad esempio Boohoo, un rivenditore di capi di moda, ha affermato di aver deciso di applicare questa imposta perché aveva subito una perdita, nonostante le vendite in aumento.

Un’altra motivazione scelta dal colosso è legata alla sostenibilità. Infatti gli acquisti compulsivi online portano spesso ad uno spreco di vestiti, in linea con il movimento e la challenge dei #100wears. Creano anche dell’inquinamento legato al trasporto dei prodotti e alle spedizioni: carta, plastica, tutti materiali che vengono sprecati per incartare i prodotti. Infine, spesso le spedizioni finiscono per diventare internazionali per recuperare i prodotti. La catena spagnola si trova quasi ovunque e sarebbe facilissimo andare a compare i vestiti in negozio, eppure si compra quasi sempre online.

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