Il WeBelieve Festival tenutosi dal 24 al 27 luglio presso il St Mary’s College di Oscott ha rappresentato un momento di grande unità e celebrazione per la cultura cattolica nel Regno Unito. Con circa 2.700 partecipanti, l’evento ha offerto una piattaforma unica per esplorare le diverse espressioni della fede attraverso celebrazioni liturgiche, conferenze, musica e attività per bambini e adolescenti.
Celebrazioni liturgiche e tradizioni uniche
Tra i momenti più significativi del festival vi è stata la celebrazione della Santa Qurbana secondo il rito siro-malabarese, accompagnata dalla tradizionale danza Margam Kali espressione dell’antica cultura cattolica dell’India meridionale. Questi momenti hanno sottolineato l’importanza della diversità culturale all’interno della Chiesa cattolica.
La presenza di ordini religiosi e vescovi
Il festival ha visto la partecipazione di numerosi ordini religiosi e di sette vescovi, tra cui l’arcivescovo di Birmingham Bernard Longley e l’arcivescovo di Southwark John Wilson. Durante la Messa inaugurale, padre Paschal Uche ha affermato: «La Chiesa è per tutti. Tutti hanno un posto qui». Questo messaggio di inclusività è stato ribadito dall’arcivescovo Wilson, che ha citato san John Henry Newman: «Siamo anelli di una catena, legami tra le persone».
L’importanza della vocazione e della missione
Il vescovo eletto Stephen Wang ha esortato i giovani a «avere grandi sogni» e a cercare la gloria di Dio. Ha sottolineato che ciascuno ha una vocazione unica e che la Chiesa ha bisogno di ogni singolo membro per mantenere l’equilibrio e la complementarità delle diverse vocazioni. L’arcivescovo Wilson ha aggiunto che ogni parrocchia deve essere un luogo di accoglienza e ospitalità soprattutto in un’epoca in cui le relazioni digitali stanno sostituendo quelle personali.
Il vescovo Wang ha anche insistito sulla dimensione missionaria del festival, affermando che un autentico festival cristiano deve essere rivolto al mondo esterno. «Dobbiamo abbattere le recinzioni e tornare alla vita quotidiana nella gioia di essere stati inviati da Gesù», ha dichiarato.
La bellezza come via spirituale
La bellezza è un elemento fondamentale nella tradizione cristiana e rappresenta una via privilegiata per l’esperienza spirituale. Il seminario-laboratorio di Teologia spirituale della Facoltà teologica del Triveneto esplora questo rapporto attraverso vari temi, tra cui preghiera, devozione popolare e ritualità. Nell’anno accademico 2026/2027, il focus sarà su «La via pulchritudinis dell’esperienza cristiana. La bellezza come via spirituale».
La bellezza non è solo un evento estetico, ma una porta d’accesso al mistero e al trascendente. Come afferma Fedor Dostoevskij, «la bellezza salverà il mondo», unendo verità, bontà e bellezza. La natura, l’arte, la liturgia e la musica sacra sono canali privilegiati per veicolare questa verità, rendendo visibile l’invisibile mistero di Dio.
La via pulchritudinis è un itinerario privilegiato per raggiungere coloro che hanno difficoltà a ricevere l’insegnamento morale della Chiesa. Attraverso l’esperienza della bellezza, si può aprire la strada alla ricerca di Dio e disporre il cuore e la mente all’incontro con Cristo.



