Svegliati amore mio, la storia vera del personaggio della Ferilli

Evelyn Novello

Nata a Milano nel 1995 e laureata in Comunicazione pubblica e d'impresa. Nel 2016 mi sono avvicinata al mondo del giornalismo e da quel momento non più smesso di scrivere.

Tag: serie tv
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Nanà Santoro è la protagonista della nuova miniserie tv italiana in onda su Canale 5 in primissima serata.

Nanà è interpretata da Sabrina Ferilli, lavora come parrucchiera ma improvvisamente la sua vita è stravolta da una notizia: la figlia 12enne è malata di leucemia. Una delle cause della malattia sono i veleni prodotti dall’acciaieria del paese. Ma quanto c’è di vero in questa storia?

Svegliati amore mio: la storia vera

I registi di Svegliati amore mio, Simona Izzo e Ricky Tognazzi, si sono fatti ispirare da una confidenza ricevuta ma anche dalle tante storie di genitori disperati, che, come Nanà Santoro, devono combattere a fianco dei loro figli contro una malattia devastante.

I registi hanno spiegato che la serie si fonda proprio su una storia vera, quella di una donna che questo dramma l’ha vissuto e l’ha condiviso con loro scegliendo però di mantenere l’anonimato. La donna quasi certamente vive al Sud, come ha detto Tognazzi, e probabilmente vicino a un’azienda siderurgica, anche se non è detto che si tratti di Taranto. Izzo e Tognazzi, dopo aver sentito la vicenda, hanno deciso di incentrare la storia sul dramma di chi deve scegliere “tra morire di fame o di lavoro”: hanno riconosciuto la necessità di trattare un tema scottante come quello dell’inquinamento ambientale comparandolo però a quello per la mancanza di un lavoro che permetta di sopravvivere.

Da una parte ecco quindi medici che ogni giorno cercano di curare malattie dovute ai veleni degli impianti industriali e dall’altra genitori che accettano di lavorare in questi luoghi pur di guadagnare e portare a casa uno stipendio. Diritto alla salute e diritto al lavoro che si scontrano e che portano a un’inevitabile catastrofe.

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Parlando di acciaierie viene subito in mente l’Ilva di Taranto, in questo caso però la serie è girata a Roma e ambientata in un paesino del Sud non precisato.

La scelta dei registi non è casuale: il problema dell’inquinamento ambientale non riguarda solo la Puglia, è una questione nazionale, anzi, mondiale. “Il dato che più ci ha sconvolti, è stato scoprire che l’incidenza dei tumori infantili in prossimità di un’azienda siderurgica, è superiore al 30% rispetto alla media nazionale” – hanno dichiarato. Il personaggio di Nanà Santoro, interpretato da Sabrina Ferilli, è quindi simbolo della lotta di tantissime donne, che, come lei sono costrette a vivere un una nube di polvere rossa provocata da un’acciaieria.

Quando scopre della leucemia della figlia dodicenne si accorge di un mondo fatto di bambini che lottano e di altri che scompaiono prematuramente e capisce che solo conducendo una battaglia contro quell’ecomostro si potrà mettere un punto di fine a quelle tragedie.

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