Sudafrica 2010: la Corea del Nord, i tifosi finti e le scope Pippo di Jong Tae-se

La storia di Jong Tae-Se è davvero curiosa. Le sue lacrime durante l'inno della Corea del Nord han fatto sensazione, ma dietro c'è tutto un mondo. Sì, perché lui di suo sarebbe giapponese con passaporto coreano (del Sud), ma mammina evidentemente non era soddisfatta.

“Che atroce dubbio, lo faccio giocare libero e sereno come milioni di altri ragazzi, oppure lo spedisco in una delle più oscure dittature del globo?”, avrà pensato l'arguta genitrice, fissando negli occhi il figlio.

Due minuti dopo il giovane era su un treno-merci diretto alla Chongryon School, altrimenti detta “Istituto Lasciate Ogni Speranza Voi Ch'Entrate”.

Cuore di mamma.

Lì il giovane Jong è rimasto affascinato dalle delizie di Pyongyang, dalla gaia cultura nordcoreana e dalla rassicurante figura del Caro Leader, figlio del Presidente per l'Eternità (che è morto nel '94, ok, ma essendo capo per l'eternità, il decesso non gli impedisce di governare ancora), decidendo di richiedere un terzo passaporto pur di giocare con la Nord Corea.

Che poi, ehi, voi ridete, ma intanto i tifosi nordcoreani finti stanno supportando Jong al meglio delle loro possibilità. Lui, onorato, ringrazia ma non se ne cura: per ora ha altri problemi.

Sì, perché il nostro eroe ha promesso di segnare a tutte le squadre che gli si pareranno davanti per la maggior gloria della Corea. Conoscendo i malleabili nordcoreani, è possibile che glielo abbiano fatto giurare con davanti una foto di Stalin mentre abbraccia il nonno del Caro Leader, e che le lacrime siano legate al fatto che fallire potrebbe grandemente deludere le benevole autorità nordcoreane (il che, di solito, comporta punizioni corporali con l'ausilio di scope Pippo, lampioni e pini silvestri).

Tuttavia, Jong a calcio ci sa giocare, e sarebbe un peccato vederlo deambulare sofferente per il campo con un palo che gli spunta dai pantaloncini. Nella prima gara dei Mondiali, contro il Brasile, ha messo in difficoltà due energumeni come Lucio e Juan, non esattamente gli ultimi arrivati. Per inciso, è stato soprannominato – forse con eccessivo entusiasmo – il Rooney d'Asia. Quando l'ha saputo, Jong non s'è scomposto: ha pianto per tre ore nella sua cameretta, poi ha alzato lo sguardo verso la foto del Caro Leader ed ha promesso di sopprimere Rooney (in quanto nemico della Corea), tutti coloro che ne hanno parlato (in quanto sobillatori al servizio dei demoni occidentali) e poi anche se stesso (per aver permesso alle proprie abilità di favorire questo blasfemo accostamento, che non giova alla patria e sconforta l'amico Leader).

Mammina sarà orgogliosa di lui.

Scritto da Style24.it Unit
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