Smart working e diritto alla disconnessione: cos’è e come funziona

Lavorando da casa e tracciare una linea di demarcazione diventa davvero difficile e il rischio è quello di lavorare molto più del necessario.

Cos’è il diritto alla disconnessione previsto dallo smart working? Email e telefonate che arrivano durante la tanto agognata pausa pranzo o in tarda sera, sono l’incubo di molti “smart workers”. Con l’inizio della Fase 2, molte aziende hanno deciso di mantenere lo smart working per i propri lavoratori.

Milioni di italiani, nei due mesi passati, si sono abituati al lavoro da casa e alla grande mole di mail, chiamate e videocall tramite Zoom, ma anche queste nuove modalità di lavoro necessitano di normative e garanzie. Uno dei rischi dello smart working è quello di non “staccare” mai. Ma non essere reperibili in pausa pranzo o di sera è un diritto previsto dalla legge.

Lo smart working aumenta il rischio di burnout

Dopo più di due mesi di smart working, per milioni di italiani il confine tra lavoro e vita privata è praticamente scomparso. Spesso e volentieri, ci si dimentica di fare pausa, di staccare un attimo e fare due passi, di dedicare del tempo a se stessi per non pensare al lavoro tutta la giornata. Certamente, c’è sempre tanto da fare, e il carico di lavoro non fa altro che aumentare, ma quando il tuo ufficio è la tua casa, così come gli spazi, anche il tempo, prima scandito tra lavoro e riposo, tende a confondersi.

Tracciare una linea di demarcazione diventa davvero difficile, e il rischio è quello di lavorare molto più del necessario.

Il tempo che una volta scandiva la nostra routine quotidiana è stato completamente stravolto e, da remoto, sembra che si lavori molte ore in più rispetto al passato. Questa nuova routine ha seriamente aumentato il rischio di burnout nei lavoratori. Se infatti prima il tragitto da e verso casa, la lezione in palestra o al bar con gli amici, uno spettacolo serale o un film al cinema erano un momento di svago e di separazione tra la vita privata e quella lavorativa, adesso la diversificazione dei contesti è completamente azzerata.

Sappiate però che esistono delle tutele a livello legislativo per i lavoratori da remoto, tra cui il diritto alla disconnessione. Quando si attivano modalità di lavoro agile è necessario prevedere dei metodi che consentano di disconnettersi dall’ambiente di lavoro e di circoscrivere in modo chiaro un limite massimo alle vostre attività quotidiane.

Smart working: cos’è il diritto alla disconnessione?

Il diritto alla disconnessione altro non è che un possibile antidoto per gli effetti negativi dello smart working sulla salute e sul benessere di chi lavora. Possiamo definirlo come il diritto del lavoratore a interrompere i contatti con il datore di lavoro (non rispondere alle mail, spegnere il cellulare, ecc.), senza per questo incorrere in sanzioni disciplinari.

Gli ordinamenti più avanzati in questo senso sono quello francese e tedesco, nei quali sono state elaborate precise regole per regolare e ridurre il lavoro da remoto informale e irregolare. La legislazione italiana è ancora abbastanza vaga in tema di smart working e diritto alla disconnessione.

Nella Costituzione italiana, il diritto alla disconnessione è presente nella legge n.81/2017 sul lavoro agile, che recita: “nel rispetto degli obiettivi concordati e delle relative modalità di esecuzione del lavoro autorizzate dal medico del lavoro, nonché delle eventuali fasce di reperibilità, il lavoratore ha diritto alla disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche e dalle piattaforme informatiche di lavoro senza che questo possa comportare, di per sé, effetti sulla prosecuzione del rapporto di lavoro o sui trattamenti retributivi”.

In Italia, il dibattito su questo argomento è sicuramente in netto ritardo, ma sembra stia diventando sempre più acceso in seguito al proseguimento del lavoro da remoto, anche nella Fase 2.

Smart working: come disconnettersi

Il primo passo verso la disconnessione, tuttavia, deve partire proprio da noi. È di fondamentale importanza per la nostra salute imparare a “staccare”, a dire basta, a porre il giusto equilibrio tra lavoro e vita privata. Solo così riusciremo a prevenire i rischi del burnout. L’uomo non è un computer e non è in grado di ricevere chiamate, e-mail e videocall a ogni ora del giorno e della notte. Capire questo è già un primo passo per prevenire eventuali situazioni di ansia, stress e depressione.

Anche quando lavorate da casa provate definire un orario lavorativo da rispettare, come in una normale giornata in ufficio. Bisogna imparare a mettere dei limiti, a se stessi ma non solo. Anche con il nostro datore di lavoro dobbiamo essere chiari per raggiungere un accordo sulle fasce di orario in cui si lavora e si è reperibili.

Scritto da Alessia Vitale

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