Shinya Tsukamoto, noto per i suoi film intensi e viscerali, torna a Venezia con Mr. Nelson, Did You Kill People? un film che esplora il trauma della guerra attraverso la storia vera di Allen Nelson, un reduce afroamericano del Vietnam. Questo lavoro rappresenta un ritorno del regista al cinema in lingua inglese, dopo Tetsuo: The Bullet Man del 2009, e si inserisce perfettamente nella sua filmografia dedicata alle conseguenze devastanti della guerra.
Allen Nelson, nato nel 1947 e morto nel 2009, è un personaggio complesso e affascinante. Arruolatosi nei Marines per sfuggire alla povertà e alla discriminazione, si trova catapultato nel cuore della guerra del Vietnam, dove è costretto a compiere atti che lo perseguiteranno per il resto della vita. Al suo ritorno in patria, Nelson è un uomo spezzato, tormentato dai ricordi e incapace di riadattarsi alla vita civile. Il film di Tsukamoto non solo racconta la sua storia, ma anche il suo percorso di riabilitazione psicologica, guidato dal dottor Daniels, uno psichiatra che lo aiuta a confrontarsi con il suo passato.
La guerra e le sue conseguenze
Il film di Tsukamoto è un potente inno antimilitarista che non risparmia dettagli sulle atrocità della guerra. La prima parte del film è dedicata alla formazione di Nelson a Okinawa e alle sue esperienze in Vietnam, dove è costretto a partecipare a massacri e distruzioni sistematiche di villaggi. Tsukamoto non distoglie lo sguardo dall’orrore, costringendo lo spettatore a confrontarsi con la brutalità della guerra. La ricostruzione del Vietnam è allucinatoria, con un montaggio che amplifica la sensazione di asfissia visiva e sonora.
La guerra non è mai spettacolo, è un’esperienza che cambia per sempre chi la vive. Nelson, un ragazzo innocente che si arruola con l’idea di diventare un eroe, diventa una macchina di morte, tormentato dal senso di colpa e dalla sindrome da stress post-traumatico. Il film di Tsukamoto esplora in profondità queste tematiche, mostrando come la guerra possa distruggere non solo i corpi, ma anche le anime.
Il percorso di riabilitazione
La seconda parte del film è dedicata al ritorno di Nelson in patria e al suo percorso di riabilitazione psicologica. L’America che lo riaccoglie è uno spazio alieno, dove Nelson si sente un fantasma, un reduce che porta sul proprio corpo le stimmate di una colpa collettiva. Il disturbo da stress post-traumatico di cui soffre è messo in scena senza filtri, con un montaggio schizoide che trasforma i quartieri urbani e le mura domestiche in estensioni della giungla vietnamita.
Il dottor Daniels, interpretato da Geoffrey Rush, è l’unico filo che tiene ancora Nelson legato al mondo. La terapia ruota intorno a una domanda diretta: “Perché hai ucciso tutta quella gente?”. È una domanda che Nelson si sente rivolgere anche da una ragazzina delle elementari, e che diventa il cuore del film. La risposta è in ogni spasmo, in ogni lacrima, in ogni close-up sugli occhi del protagonista, in ogni fotogramma di questo film dilaniante.
Un ponte tra America e Giappone
Il film di Tsukamoto crea un ponte tra l’America e il Giappone, esplorando le conseguenze universali della guerra. Nelson, dopo anni di sindrome post traumatica, cominciò a girare il paese per raccontare la sua storia, diventando un attivista per la pace. Il film si conclude con un incontro tra Nelson e un giapponese che gli organizza le conferenze. I due sono in nave verso il Vietnam, dove Nelson torna per la prima volta a quattro decenni di distanza. Il giapponese racconta a Nelson che anche suo padre, che aveva combattuto nelle Filippine, era tornato a casa con un grave disturbo post-traumatico.
In questo breve passaggio, Mr. Nelson, Did You Kill People? si ricollega a Fires on the Plain un altro film di Tsukamoto dedicato alle conseguenze della guerra. Il regista afferma di essersi imbattuto nell’opera saggistica autobiografica di Nelson proprio durante la lavorazione di Nobi, mentre era impegnato nella consultazione di una vasta gamma di testi. Questo film è un grido di allarme contro la guerra, che assume una portata particolarmente universale, specie in questi anni tribolati.



