Se il Grande fratello di Mediaset non racconta l’Italia come il Grande fratello di Orwell

Più passano gli anni, e ormai ne sono trascorsi dieci, più il Grande fratello appare come lo specchio del paese. Della sua parte peggiore, che, ahimè, è probabilmente maggioranza.

Un’Italia esibizionista, cafona, che si compiace della propria ignoranza, che premia l’apparire piuttosto che l’essere, che disprezza il pensiero indipendente e schiaccia la diversità sotto il rullo compressore di un conformismo cieco e ottuso, che sotto la retorica dei buoni sentimenti nasconde una profonda amoralità in cui tutto ciò che non è successo e soldi perde di importanza, che si disinteressa della propria triste condizione bruciandosi i neuroni di fronte all’immondizia televisiva, che in cambio di un momento di notorietà è disposta a svendere la propria vita privata.

Un’Italia che probabilmente non sa neppure che il titolo del suo reality show preferito è una citazione del capolavoro di George Orwell, 1984. Romanzo che racconta di una società futuribile e ipertotalitaria governata dal Grande fratello, il quale indottrina e controlla i suoi sudditi grazie all’onnipresenza dei monitor-telecamere disposti tanto nei luoghi pubblici che nelle case e tramite la “Psicopolizia“, capace di colpire e torturare chi si macchia della colpa di un solo pensiero eterodosso.

A rileggere il romanzo di Orwell, ve lo consiglio caldamente al posto dello show televisivo di Canale 5, si ha qualche volte la terribile sensazione che in quelle pagine si parli di una realtà a noi non così ignota. Vi lascio con un breve stralcio di 1984, dove si descrive come lo stato di Oceania pianificasse gli svaghi dei sudditi per mantenerli il più possibile in una condizione di inferiorità intellettuale.

Esisteva un intero sistema di reparti separati che si occupava di letteratura per i prolet (il popolo, la gran massa dei cittadini non facente parte dei quadri del Partito, ndb), di musica, teatro e ogni altro genere di svago per i prolet. Vi si producevano stupidissimi giornaletti che non trattavano se non di qualche avvenimento sportivo, di cronaca nera e d’astrologia, qualche romanzetto da quattro soldi, certi filmetti pieni di cosce e seni nudi e canzonette sentimentali composte secondo un procedimento del tutto meccanico, per mezzo di una sorta di caleidoscopio che si chiamava versificatore. E c’era persino un’intera sottosezione interessata solo alla produzione del più basso materiale pornografico…

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Scritto da Style24.it Unit
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