Recensione in anteprima di Tamara Drewe, di Stephen Frears e con Gemma Arterton

Siamo stati all’anteprima di “Tamara Drewe”, l’ultimo film di Stephen Frears, regista non particolarmente appariscente ma che ricordiamo con piacere per l’interessante riflessione su privato e pubblico che è stata “The Queen”, film che ha tanti consensi riscosse alla sua uscita.

Si tratta di una commedia sentimentale all’inglese, come tiene, molestamente, a sottolineare il sottotitolo italiano “Tradimenti all’inglese”. Il cast non è particolarmente eclatante, per quanti si tratti di professionisti inglese con alle spalle un’ottima gavetta televisiva, ma fornisce una prova corale di efficacia rara. L’unico volto noto al grande pubblico potrebbe essere la graziosa Gemma Arterton, già vista in “Scontro tra Titani”, “Quantum of Solace” e “Prince of Persia”, che qui dovrebbe essere la protagonista eponima del film, ma che, a conti fatti, è un personaggio come gli altri, che ha come principale caratteristica l’essere una catalizzatice di sciagure amorose.

Il film è ambientato in un paesino della campagna inglese nel quale una coppia di mezza età gestisce un alberghetto per scrittori alla ricerca di ispirazione e di un rifugio dalla vita cittadina. Nicholas Hardiment, il proprietario della tenuta, è egli stesso un giallista di successo, che non lesina di tradire di quanto in quanto la moglie Beth. Aiutante tuttofare dei due è Andy, un bellimbusto di buon cuore che è rimasto scottato dalla sua avventura giovanile con Tamara, divenuta ormai una giornalista famosa e in procinto di tornare alla magione dei genitori.

Altri personaggi del film sono una coppia di ragazzine fanatiche sostenitrici di Ben Sergeant, rockstar capricciosa e vanesia con la quale Tamara avrà una relazione, il simpatico scrittore fallito Glen, che è segretamente innamorato di Beth, e tutta la schiera di scribacchini che affollano la campagna del posto, splendido sfondo della pellicola.  

Come ci si può aspettare il film è una sarabanda di rovesciamenti di fronte amorosi, tradimenti, seduzioni: data la provenienza, poi, bisogna aggiungerci humour nero, nudità impreviste e facce pallide. Commedia inglese nella media, direte voi. Sì e no, dico io.

In realtà la sensazione che ho avuto guardando il film si riallaccia ad un’idea che mi gira per la testa da un po’ di tempo a questa parte: i grandi vecchi del cinema (Woody Allen con “Vicky Cristina Barcellona”, Stephen Frears con questo film, Sidney Lumet con “Onora il padre e la madre”) sembrano avere uno sguardo molto acuto e disincantato su quelli che sono i rapporti interpersonali e affettivi.

C’è come una saggezza dettata dall’esperienza, una lucidità cinica e a tratti disperata, raggelata e raggelante, ma al tempo stesso pacifica nella loro descrizione delle dinamiche amorose. Certo, il loro obiettivo è quello di far ridere il pubblico (il film di Lumet è stato definito di genere drammatico: probabilmente sarebbe più corretto catalogarlo nel grottesco), ma la risata che ottengono è spesso smorzata, un sorriso lieve a mezza bocca, non di più. Le vicende che raccontano non perdono di drammaticità solo perché hanno dei momenti buffi, non ci si dimentica mai delle difficoltà della vita e del dolore subito o inferto, e l’atteggiamento verso i personaggi delle pellicola è molto più di compassione che di divertito distacco.

Ebbene, “Tamara Drewe“, a mio parere, si inscrive perfettamente in questa tendenza: per questo motivo non riesco a consigliarlo totalmente a chi vuole solo passare un’ora e mezza di svago (110 minuti, per essere precisi), ma penso possa risultare un’interessante e seria riflessione sugli intrighi, le svolte improvvise e le giravolte del cuore.

Dimenticavo: il film esce nelle sale italiane il 5 gennaio, per cui avete tutto il tempo di decidere da che parte state.

Qui il trailer per appagare la vostra curiosità

Scritto da Style24.it Unit
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