Nel corso di un intervento pubblico al Paesaggi Festival Lucio Presta ha espresso un giudizio netto sul ritorno di Temptation Island show prodotto dalla Fascino di Maria De Filippi che ha esordito con il 27,6% di share. Le sue parole hanno acceso il dibattito sul ruolo dei reality show nella televisione contemporanea e sulle responsabilità di chi partecipa o spinge i propri cari verso la notorietà televisiva.
Le critiche dirette di Lucio Presta sul format e sui partecipanti
Il manager, che ha 66 anni, ha definito il fenomeno dei reality come qualcosa di distante dalla televisione che ama: «Beh, questa non è la televisione che io amo». In modo brusco e senza filtri ha raccontato di essersi imbattuto nello show mentre guardava la tv e di essersi domandato perché un pubblico così vasto lo segua: «Capisco piaccia a tanti e mi domando perché». Rivolgendosi al tema della responsabilità familiare, ha sottolineato la propria reazione ipotetica: «Se mia figlia mi dicesse che ci va, la prenderei a capocciate», spiegando che per tre giorni e tre notti lo farebbe per proteggerla, nonostante sia «la gioia più grande della mia vita».
Il richiamo alla tutela dei partecipanti
Presta ha rimarcato come, a suo avviso, la partecipazione a format di questo tipo alimenti un’illusione di successo che può trasformarsi in danno psicologico. Secondo lui, dopo l’esposizione mediatica e gli ospiti in trasmissione, molti concorrenti vivono un declino rapido: «Si tratta di un’illusione destinata a trasformarsi in depressione», frase che sintetizza la sua preoccupazione per la fragilità delle notorietà effimere.
Il racconto di Presta non si è fermato a Temptation Island: ha rivelato di ricevere quotidianamente richieste di favori per entrare in altri format come il Grande Fratello e L’Isola dei Famosi. «Io ricevo decine di telefonate di amiche e amici che chiedono di entrare al GF, L’Isola dei Famosi», ha spiegato, descrivendo una pressione sociale crescente verso l’accesso alla televisione come scorciatoia per la notorietà.
Alla luce di questo, l’agente suggerisce percorsi alternativi e pragmatici: «Vai a studiare, vai a fare l’idraulico, vai a fare l’elettricista, guadagni una fortuna», afferma, proponendo il lavoro come via solida rispetto alla fama transitoria. Ha quindi dipinto lo scenario tipico del reality: sei mesi di sfruttamento televisivo, ospitate, poi l’oblio: «Dopo 6 mesi che ti hanno spremuto bene bene, ospite a destra e manca nelle trasmissioni, arriveranno i nuovi tornanti dell’Isola successiva, e tu scomparirai».
Conseguenze a lungo termine per i partecipanti
Per Presta la somma di esposizione e abbandono mediale può portare a un esito doloroso e duraturo: «l’illusione di essere diventato qualcuno si trasformerà in una grande, grande, grande, grande depressione che ti porterai per tutta la vita». Questa affermazione sottolinea il tema della salute mentale come elemento cruciale quando si discute di programmi che offrono visibilità rapida e spesso effimera.
Nel definire la propria idea di televisione, Presta ha contrapposto ai reality una forma di intrattenimento più tradizionale e studiata: «Continuerò a fare quella che so fare: una televisione scritta, pensata, fatta di cose serie, di cose costruite, dove c’è la musica, dove c’è la prosa». La dicotomia tra una tv costruita e una tv improvvisata o sensazionalistica è al centro del suo intervento.
Il dibattito sollevato da queste osservazioni coinvolge non solo i fan dei format estivi e i produttori, ma anche le famiglie dei potenziali partecipanti e i professionisti del settore che osservano come la ricerca della celebrità stia modificando percorsi e ambizioni. Le parole di Presta, pronunciate in pubblico in un contesto culturale come il Paesaggi Festival hanno richiamato l’attenzione su quanto la televisione moderna influenzi aspettative personali e dinamiche familiari, invitando a riflettere sul prezzo della fama repentina.



