Pomigliano, come i tg padronali si sono schierati contro i diritti degli operai

Chi ha avuto modo di seguire dall'informazione televisiva la vicenda dello stabilimento di Pomigliano, dove la Fiat aveva (ha?) in mente di trasferire la produzione della Panda a patto di una sensibile contrazione di garanzie e diritti dei lavoratori, si sarà accorto facilmente della faziosità dei telegiornali e dei pochi programmi d'approfondimento rimasti ancora in programmazione.

Cronisti e commentatori, seguendo ovviamente l'opinione prevalente dei partiti di governo, hanno descritto le resistenze della Fiom e dei lavoratori scettici come una sorta di imperdonabile affronto contro l'opportunità di mantenere attivo e rilanciare lo stabilimento campano, sorvolando allegramente sui termini dell'accordo in termini di diritto di sciopero, congedi per malattie e permessi elettorali. Termini che non pochi osservatori hanno definito come palesemente incostituzionali, ma che importa? In quest'Italia alla deriva ormai sembra essere passato il concetto che il massimo a cui si può aspirare è un lavoro senza diritti e senza dignità, con l'unica alternativa della disoccupazione.

O almeno sembrava fosse passato questo concetto e anche a Pomigliano l'aria pareva quella, di una resa certo sofferta ma comunque incondizionata al ricatto della Fiat spalleggiato dal governo. E la tv aveva contributo da par suo a diffondere questo clima, rappresentando una realtà distorta ad arte dove quelli della Fiom facevano la figura dei guastatori, dei quattro gatti che si battevano pervicacemente contro la volontà della stragrande maggioranza di operai che chiedeva solo di firmare l'accordo e poter lavorare.

Riguardatevi le interviste messe in onda da tutti i notiziari fuori dai cancelli di Pomigliano: non troverete un operaio che abbia dichiarato l'intenzione di votare no all'accordo.

E però la realtà si riserva sempre il compito di smontare le grandi balle e così è stato anche questa volta: ben lungi dal dare un risultato da plebiscito bulgaro, il referendum si è risolto con una importante affermazione dei no, che hanno sfiorato quota 40 per cento. Insomma quasi quattro lavoratori su dieci si sono ribellati a questo scippo dei diritti costituzionali, nel balbettio dell'opposizione e nell'incredibile ostilità del governo. Che evidentemente crede che il suo compito si risolva nel mettere il bavaglio alla stampa e nel controllare la televisione, e che invece di assumere una posizione di terzietà nel confronto Fiat – sindacati, si è messo semplicemente a tifare per l'azienda di Torino. Facendo tifare anche i suoi principali organismi di propaganda: Rai e Mediaset.

Scritto da Style24.it Unit
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