Pillola abortiva, nel Lazio possibile anche senza ricovero

Evelyn Novello

Nata a Milano nel 1995 e laureata in Comunicazione pubblica e d'impresa. Nel 2016 mi sono avvicinata al mondo del giornalismo e da quel momento non più smesso di scrivere.

Tag: donne
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Nel Lazio è stata approvata la somministrazione della pillola abortiva anche fuori dall’ospedale e quindi senza ricovero obbligatorio.

La Regione ha recepito le linee guida del Ministero della Salute e d’ora in poi le donne potranno scegliere di prenderla in regime ambulatoriale, compresi i consultori, con l’assunzione del secondo farmaco anche a casa.

Pillola abortiva, nel Lazio senza ricovero

L’aggiornamento delle linee guida sull’aborto farmacologico si è reso necessario dopo le moltissime difficoltà ad accedere all’interruzione di gravidanza nel 2020. L’anno scorso il diritto all’aborto sembrava essere in pericolo: la pratica era stata sospesa in molti ospedali d’Italia perché erano richiesti tre giorni di ricovero e, complici i moltissimi malati da Covid-19, tanti altri servizi ospedalieri erano passati in secondo piano.

Durante l’estate il Ministro della Salute Speranza aveva così annunciato l’approvazione di nuove disposizioni spiegando che si sarebbe potuta permettere l‘assunzione della pillola abortiva RU486 anche fuori dagli ospedali.

Il 26 gennaio la Regione Lazio ha pubblicato la delibera con cui recepisce le linee guida ministeriali e le evidenze scientifiche internazionali. Nella nota si legge: “Ora le aziende ospedaliere e territoriali devono avviare le procedure per attuare le disposizioni, individuando gli ambulatori e i consultori in rete con una struttura ospedaliera e in grado di effettuare l’aborto farmacologico.

E dovranno anche mettere in campo un percorso di formazione alla RU486 su tutti gli operatori coinvolti, anche i medici ginecologi obiettori, perché se ci sono complicazioni tutti hanno il dovere di intervenire per soccorrere la donna”.

Grazie a questa delibera nel Lazio le donne potranno quindi decidere se sottoporsi all’interruzione volontaria di gravidanza anche in day-hospital. L’assunzione della pillola in questo caso prevede tre step: l’accesso e preospedalizzazione, il controllo degli esami e la somministrazione del farmaco.

“Il risultato è frutto di un lavoro corale di donne dentro e fuori le istituzioni nel quale mi impegno anche io da anni – ha commentato Marta Bonafoni nell’annuncio della delibera– penso al rapporto con le Assemblee delle donne dei consultori, alle riunioni fatte con le studentesse universitarie, agli incontri con Non una di meno, alla lotta della Cgil, agli appelli della comunità scientifica. Oggi raccogliamo i primi frutti di questa battaglia”.

Introdotta nel 2009, la pillola abortiva RU486 non è la pillola del giorno dopo, quindi un contraccettivo d’urgenza. Essa induce l’aborto chimico entro i primi 49 giorni di gravidanza ed è un metodo ancora poco usato nel nostro Paese. Se in Finlandia il 97% degli aborti avvengono farmacologicamente, così come in Svezia (93%) e Francia (67%), in Italia la percentuale è attualmente al 17,8%.

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