Le credenze sociali che influenzano la nostra sessualità
Il piacere sessuale è un’esperienza umana universale, ma il modo in cui viene percepito, discusso e ricercato è plasmato da miti e credenze culturali profondamente radicati. In tutto il mondo, le narrazioni sociali dettano cosa è considerato accettabile, vergognoso o gratificante quando si tratta di piacere. Alcune culture celebrano l’esplorazione sessuale, mentre altre la reprimono sotto il peso dei tabù. Ma mentre le conversazioni globali sul benessere sessuale si evolvono, molte comunità stanno rivendicando il piacere come una forma di liberazione, ed è qui che Lelo interviene, per sfidare le narrazioni del pregiudizio e promuovere l’inclusività.
Non tutto il mondo è paese
Molte culture antiche consideravano il sesso non solo un atto fisico, ma un’esperienza divina. Nell’induismo, il Kama Sutra, spesso scambiato per un semplice manuale di sesso, è in realtà una guida filosofica al piacere, all’amore e alla vita. Allo stesso modo, l’antica mitologia greca ritrae dei e dee impegnati in appassionate relazioni amorose, evidenziando il ruolo del desiderio nell’esistenza umana. In epoche più recenti, in alcune tradizioni dell’Asia orientale, l’energia sessuale (jing) era considerata una forza vitale che necessitava di un’attenta conservazione. Al contrario, alcune culture hanno creato miti che inquadravano il piacere come pericoloso o immorale. Le credenze medievali europee, influenzate dalla dottrina religiosa, spesso associavano il sesso al peccato, portando a secoli di repressione.
I miti di oggi
Ancora oggi, i miti culturali continuano a plasmare gli atteggiamenti verso il piacere. Ecco alcune credenze persistenti che influenzano le visioni moderne sulla sessualità.
1 – Il mito della sessualità “normale”
Molte culture promuovono l’idea che esista un modo “giusto” di provare piacere, spesso legato ai ruoli di genere tradizionali o alle norme eterosessuali. Tuttavia, sappiamo che la sessualità umana è varia e il piacere è profondamente personale. La nozione di sessualità “normale” è un costrutto culturale piuttosto che una verità universale e, come ci ricorda Valentina Cosmi, psicoterapeuta e sessuologa SISP : “Pensare la sessualità in questi termini ‘ingabbia’ e costringe gli individui, uomini o donne che siano, a stare in paletti e in categorie che ovviamente non possono rispecchiare le caratteristiche, le inclinazioni e i gusti delle singole persone. In questo modo, non si fa che aumentare la possibilità di sviluppare problemi in ambito sessuale e insoddisfazione. Un esempio su tutti, l’idea che il rapporto penetrativo pene-vagina sia il rapporto d’élite, da ricercare, a discapito di tutta l’intera variegata gamma di comportamenti sessuali, tutti invece potenzialmente, egualmente, appaganti.”
2 – Il mito degli “uomini con pulsioni sessuali più elevate”
La convinzione di lunga data che gli uomini abbiano desideri sessuali più forti delle donne ignora la complessità della sessualità femminile. Numerosi studi sulla libido e l’eccitazione rivelano che il desiderio non è dettato dal genere ma influenzato da fattori psicologici, biologici e sociali. “Ancora oggi purtroppo – continua Cosmi – l’idea diffusa è che gli uomini abbiano bisogni ‘fisiologici’ che difficilmente possono contenere, mentre per le donne lo stereotipo vuole che non sia così. Ciò che c’è di vero è che uomini e donne funzionano in modo diverso: ma non in termini di ‘quantità’ bensì di qualità e di modalità. Il desiderio femminile ha certamente un andamento maggiormente circolare, veicolato ad esempio dalla ciclicità della sessualità femminile, mentre il desiderio maschile ha un andamento più lineare; questo però non significa che gli uni abbiano esigenze e desideri maggiori delle altre, molto dipende invece dalla cultura e dal modo in cui siamo stati educati e cresciuti.”
3 – Il complesso Santa-Donna di facili costumi
Questo concetto categorizza le donne in due estremi: la pura e innocente “Santa” o la “Donna di facili costumi” apertamente sessuale. Una visione così binaria distorce la realtà della sessualità femminile, che è fluida, multidimensionale e profondamente personale. A questo proposito, la dottoressa Cosmi afferma: “Questa visione così riduttiva alimenta la stereotipia dei ruoli di genere e polarizza la sessualità femminile, eliminando di fatto l’ampio spettro delle sfumature possibili; non da ultimo, fornisce una visione qualitativa di due possibilità, una donna ‘santa’ e quindi ‘buona’ versus una donna di facili costumi e quindi, implicitamente, cattiva. Questo stereotipo alimenta l’idea che la donna che trae piacere dai rapporti sessuali, magari con diversi partner, non possa essere una persona positiva, sana o raccomandabile.”
4 – Il mito che il piacere sia un lusso, non una necessità
In molte culture, il piacere sessuale è visto come un lusso piuttosto che come un aspetto fondamentale del benessere. Tuttavia, la ricerca scientifica dimostra che il piacere sessuale può migliorare la salute mentale e il sistema immunitario e rafforzare le relazioni. Insomma, il piacere è una componente chiave di una vita sana. Conferma Cosmi: “Gli studi internazionali da anni ormai ribadiscono il ruolo fondamentale, sia sul piano fisico che psicologico, che il piacere svolge sulla qualità di vita dell’essere umano. Con il termine piacere non ci riferiamo solamente all’esperienza orgasmica, che in ambito sessuale rappresenta un aspetto importantissimo, ma in modo più ampio ci riferiamo al benessere, alla soddisfazione e al godimento a 360°. Un piacere che coinvolge la persona e che riguarda tutta l’esperienza sessuale e affettiva, non solo l’atto meccanico, prestazionale in sé.”
Liberarsi dai miti culturali richiede conversazioni aperte, educazione e celebrazione di esperienze diverse. Con l’evoluzione delle società, molte stanno abbracciando la positività sessuale, rifiutando tabù e sostenendo il piacere come un diritto umano fondamentale (come ci ricorda l’ormai storico documento Sexual Health for the Millennium). Al centro di questo cambiamento c’è la consapevolezza che il piacere non riguarda solo la gratificazione fisica, ma anche la connessione, l’espressione di sé e il benessere. Sfidando le convinzioni restrittive e abbracciando una visione più inclusiva e informata della sessualità, possiamo creare un mondo in cui il piacere viene celebrato, non umiliato. Dopotutto, la ricerca del piacere è antica quanto l’umanità stessa. È tempo di abbracciarla pienamente e di promuoverla attraverso un’educazione alla sessualità e all’affettività che, almeno in Italia, non può più attendere oltre.



