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Pete Frates, morto l’inventore dell’Ice Bucket Challenge

pete frates

Pete Frates, ideatore dell'Ice Bucket Challenge, è morto a soli 34 anni a causa della Sla.

Pete Frates, ex giocatore di baseball, è morto a soli 34 anni. L’uomo era malato di SLA e, nel 2014, aveva lanciato l’Ice Bucket Challenge, iniziativa per raccogliere fondi per la ricerca contro la malattia neurodegenerativa. Grazie alla partecipazione di personaggi noti del mondo dello sport, dello spettacolo, della politica e dell’imprenditoria, sono stati raccolti 220 milioni di dollari.

Pete Frates è morto

Pete Frates ha combattuto contro la Sla – sclerosi laterale amiotrofica – fino all’ultimo, ma la malattia ha avuto la meglio. L’ex campione di baseball aveva soltanto 34 anni e lascia la moglie Julie, sposata nel 2013. Pete aveva scoperto di essere caduto nelle grinfie della malattia neurodegenerativa nel 2012 e in un’intervista rilasciata al The Salem News nello stesso anno aveva dichiarato: “Ai piani alti c’è un disegno per me, ho accettato questa situazione mentalmente.

Ci sono persone là fuori che non hanno il mio sistema di supporto o i miei vantaggi e voglio aiutarle”. Frates è colui che ha ideato l’Ice Bucket Challenge, che nel 2014 è diventata virale. L’ex campione di baseball aveva pensato di lanciare sui social questa specie di sfida per sensibilizzare più persone possibile alla Sla e per raccogliere fondi per la ricerca. Tantissime personalità importanti accettarono il suo invito, che consisteva nel riprendersi mentre ci si buttava una secchiata di acqua addosso e condividere poi il tutto sui social. Dal mondo dello spettacolo a quello dell’imprenditoria, passando per la moda e la politica: tutti si prestarono all’Ice Bucket Challenge, da Donald Trump a Bill Gates, da Mark Zuckerberg a David Beckham.

Pete riuscì a raccogliere oltre 220 milioni di dollari in tutto il mondo.

La malattia di Frates

Cresciuto nei sobborghi di Boston, Frates ha iniziato a giocare a baseball da giovanissimo. Dopo la laurea si è trasferito in Germania e, dopo il ritorno negli Stati Uniti, ha proseguito la carriera a livello amatoriale. Pete si è accorto di essere malato nel 2011, quando durante una partita di baseball con i Lexington Blue Sox è stato colpito al polso. La guarigione, estremamente lenta, lo ha spinto a fare controlli più approfonditi ed è così che, nel 2012, ha scoperto di essere affetto da Sla. Questa è una malattia neurodegenerativa che porta progressivamente alla paralisi e per la quale, al momento, non ci sono cure. La famiglia, dopo la sua morte, ha diffuso una nota dove si legge: “Il paradiso ha accolto il nostro angelo”.

Con la diffusione della notizia della sua scomparsa, i social si sono riempiti di messaggi di cordoglio e sono molte le personalità importanti del mondo che hanno voluto ricordare questo giovane che ha lottato con tutte le sue forze per non essere strappato alla vita.

© Riproduzione riservata

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Fabrizia Volponi
Fabrizia Volponi nata ad Ascoli Piceno nel 1985. Laureata in "Scienze Storiche" e in "Scienze Religiose", sono da sempre appassionata di lettura e di scrittura. Divoro libri e li recensisco sul mio Blog Libri: medicina per il cuore e per la mente. Lasciatemi in una libreria, possibilmente piccolina e vintage, e sono la donna più contenta del mondo.
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