Perché il film di Wuthering Heights chiude diversamente dal romanzo

Analisi del finale del film di Wuthering Heights, le divergenze con il romanzo di Emily Brontë e le ragioni della regista per cambiare l'epilogo

Negli ultimi anni molte persone hanno scoperto o riscoperto Wuthering Heights attraverso adattamenti cinematografici che rielaborano la storia originale di Emily Brontë. Il nucleo della vicenda rimane la relazione tormentata tra Catherine e Heathcliff, ma il modo in cui viene raccontata e, soprattutto, come si chiude la narrazione varia notevolmente tra il romanzo e il film. Questo articolo ricostruisce le differenze principali, spiegando le scelte registiche e il significato simbolico dell’epilogo cinematografico rispetto all’opera letteraria.

Il finale nel film: la tragica perdita di Cathy

Nella versione cinematografica, la conclusione si concentra in modo stringato sul declino e la morte di Cathy. Dopo il matrimonio di Heathcliff con Isabella, la protagonista entra in una profonda depressione che la porta a isolarsi e a rifiutare il cibo, complicata da una perdita di gravidanza e da una grave infezione. La scena chiave è quella della cosiddetta “skin room”, dove il peggioramento avviene senza che gli altri personaggi colgano in tempo la gravità della situazione.

L’intento del film è di concentrare l’attenzione su un momento emotivo intenso e immediato, rendendo il finale fortemente sensoriale e doloroso per lo spettatore.

Un epilogo incentrato sull’immediatezza

Questa scelta cinematografica privilegia l’impatto emotivo a breve termine: il regista chiude con l’ultimo incontro tra i due amanti e con la supplica di Heathcliff perché Cathy lo perseguiti anche dopo la morte. La scena finale, che rimanda a un ricordo d’infanzia condiviso, sottolinea l’idea di un amore che non conosce fine.

In termini narrativi, il film propone una chiusura definitiva per i protagonisti principali, accentuando il lato tragico e la profondità del sentimento.

Il finale nel romanzo: una struttura più ampia e generazionale

Nel romanzo di Emily Brontë la morte di Cathy non segna la fine dell’intera storia; arriva piuttosto a metà dell’opera e apre la strada a una seconda parte che coinvolge la generazione successiva. Tra i personaggi che seguono c’è la figlia di Cathy, anch’essa chiamata Cathy, che vive una serie di vicende differenti rispetto alla madre e finisce per intrecciarsi con la famiglia di Heathcliff.

L’epilogo letterario include la progressiva decaduta psicologica e morale di Heathcliff, un’ossessione che lo porta a comportamenti estremi, fino alla sua stessa morte nella stanza che era appartenuta alla prima Cathy.

Un finale che apre al ciclo vitale

Il romanzo termina con un senso di chiusura e insieme di continuità: la storia non si limita al lutto, ma mostra come le passioni e i conflitti si riverberino sulle generazioni successive. C’è anche una dimensione sovrannaturale, con la presenza dei fantasmi che vagano sulle brughiere, che conferisce al testo un tono mitico e circolare. Il risultato è un epilogo che mescola vendetta, redenzione e memoria, offrendo una visione più ampia della portata della vicenda rispetto all’adattamento cinematografico.

Perché il film cambia il finale: scelte registiche e limiti del mezzo

La regista ha motivato le modifiche alla trama spiegando che, di fronte ai limiti temporali di un lungometraggio, è stato necessario operare una selezione drastica degli eventi. Se l’intenzione fosse stata quella di raccontare tutto il materiale del romanzo, la scelta ideale sarebbe stata una miniserie di lunga durata. Nel contesto di un film, invece, è stato preferito il taglio su un arco narrativo chiuso e concentrato, volto a rendere l’esperienza visiva intensa e coesa. Questa impostazione porta con sé la rinuncia ad alcuni personaggi e a sviluppi successivi che nel libro servono a dilatare il quadro complessivo.

La ciclicità come tema guidante

Nonostante la semplificazione, la regista afferma di aver mantenuto il tema della ciclicità e dell’eternità del sentimento, presentando il film come un cerchio narrativo che “inizia dove finisce e finisce dove inizia”. Questo approccio cerca di conservare l’essenza emotiva del testo originale, mostrando che la morte non annulla la potenza dell’affetto tra i due protagonisti. La scelta estetica e narrativa puntava sia a rispettare il tono oscuro del materiale di partenza sia a offrire allo spettatore un finale compatto e simbolicamente forte.

Il film opta per un finale concentrato e carico di impatto emotivo, mentre il romanzo sviluppa una saga più ampia, fatta di eredità, redenzione e continuità generazionale. Entrambe le versioni, ciascuna con i propri mezzi espressivi, mantengono intatto il nucleo tragico della storia d’amore tra Catherine e Heathcliff, pur raccontandolo con ritmi e conclusioni differenti.

Scritto da Giulia Lifestyle

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