Un dramma familiare ha scosso la tranquilla comunità di San Stino di Livenza, in provincia di Venezia. Chiara Guerra, una insegnante di 53 anni, è stata uccisa dal nipote 17enne in circostanze ancora da chiarire. Le prime indagini hanno portato alla luce dettagli sconvolgenti e incongruenze tra la confessione del giovane e i risultati dell’autopsia.
Le prime indagini e le incongruenze
Il corpo di Chiara Guerra è stato ritrovato nel pomeriggio di martedì 16 giugno nelle acque del fiume Loncon. Secondo il primo esame medico-legale, la donna è stata trafitta con oltre venti coltellate, principalmente al collo e al torace. Inoltre, il corpo presentava segni di bruciature, compatibili con un tentativo di carbonizzazione da parte del nipote.
Il giovane, reo confesso, ha raccontato di aver accoltellato la zia nella legnaia di casa, di averla caricata su una carriola e di averla gettata nelle acque del canale vicino. Tuttavia, le analisi del cadavere hanno rivelato un numero di coltellate molto superiore a quello dichiarato dal ragazzo, che aveva parlato di un paio di coltellate.
I dettagli dell’autopsia
Il medico legale ha riscontrato graffi sulle braccia e sul volto del ragazzo, segni compatibili con un tentativo di difesa da parte della vittima. Inoltre, il giovane avrebbe una mano fratturata. L’autopsia vera e propria sarà disposta nei prossimi giorni dalla procura per i minorenni di Trieste, dove il 17enne risulta indagato per omicidio volontario e soppressione di cadavere.
La dinamica dell’omicidio e le testimonianze
Secondo gli inquirenti, Chiara Guerra avrebbe provato a difendersi durante l’aggressione. Un residente ha raccontato di aver notato il giovane mentre procedeva con difficoltà con la carriola, pensando che stesse trasportando dei rifiuti. Il ragazzo ha risposto di farcela da solo e ha proseguito verso il canale.
Le telecamere di videosorveglianza hanno immortalato il 17enne mentre si dirigeva verso l’argine del canale con la carriola, contenente il cadavere della donna sistemato in un sacco nero e coperto da un lenzuolo. Tuttavia, il corpo è stato avvistato galleggiare liberamente nel corso d’acqua, mentre il ragazzo aveva dichiarato di averlo chiuso in un sacco.
Il movente e le indagini in corso
Gli inquirenti stanno cercando di capire se il minorenne abbia agito da solo o se sia stato aiutato da un complice. Il movente dell’omicidio sembra legato a tensioni familiari per la gestione del patrimonio di famiglia, una tenuta di 5mila metri quadri dove abitavano i genitori della vittima.
Il telefono cellulare della vittima è un altro tassello ancora avvolto nel mistero. Il dispositivo era spento per tutta la giornata di venerdì, poi è rimasto acceso per pochi istanti alle 22. Gli investigatori non sono ancora riusciti a trovarlo, ma sospettano che il nipote possa essersi liberato del dispositivo dopo aver visto i tanti messaggi e le chiamate ricevute dalla zia.
La comunità sotto shock
La comunità di San Stino di Livenza è sotto shock per l’accaduto. Chiara Guerra era una persona stimata, un’insegnante apprezzata e un punto di riferimento per generazioni di studenti. Il sindaco Gianluca De Stefani ha espresso cordoglio e vicinanza ai familiari della vittima, attivando tutte le necessarie forme di sostegno e supporto psicologico per studenti, insegnanti e quanti ne sentiranno il bisogno.
Il caso di Chiara Guerra ha scosso profondamente la comunità e le indagini sono ancora in corso per fare piena luce su quanto accaduto. Le incongruenze tra la confessione del nipote e i risultati dell’autopsia rendono il caso ancora più complesso e misterioso.



