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7 Giugno 2026

Nomine Rai: la tv di stato non è come una fabbrica di bulloni

Arrivano le critiche anche per Colombo e Tobagi, i nomi indicati dalle associazioni a Bersani per la Rai. Dicono che ci vogliono i manager. Ma ... Leggi tutto

Arrivano le critiche anche per Colombo e Tobagi, i nomi indicati dalle associazioni a Bersani per la Rai. Dicono che ci vogliono i manager. Ma la tv di stato non è una fabbrica di bulloni, è un’azienda culturale e non ha bisogno solo di ragionieri…

Povero Bersani, a volte deve avere l’impressione che comunque decida le critiche arrivino a prescindere. Esemplare in questo senso la vicenda delle nomine dei membri del Cda della Rai: il segretario Pd si rivolge alle associazioni della società civile, queste gli segnalano due nomi inattaccabili come Gherardo Colombo e Benedetta Tobagi e la polemica scatta lo stesso. I cattolici non si sentono rappresentati (ma chi l’ha stabilito che ci debba essere un cattolico in ogni dove?), c’è chi parla di lottizzazione mascherata e chi punta il dito sulla presunta incompetenza dell’ex magistrato e della giornalista. Scrive per esempio Gad Lerner sul suo blog, riassumendo il senso di molte critiche: “Alla Rai servirebbero amministratori forniti di esperienza manageriale e conoscenza del settore”.

Insomma, servono i manager, i tecnici, quelli che sanno far di conto e hanno la laurea o il master alla Bocconi. Non ci bastano al governo, li vogliamo anche a Viale Mazzini. Eppure bisognerebbe spiegare ai critici che la Rai è un’azienda culturale, la più grande azienda culturale italiana, che  deve fornire informazione, intrattenimento di qualità, cultura e conoscenza. Deve, quantomeno dovrebbe, dare voce a tutte le idee e le sensibilità che si trovano nel Paese, raccontarne i mille risvolti, rafforzarne l’identità e il comune sentire. Non è una fabbrica di bulloni, affinché vada bene e svolga adeguatamente il suo lavoro non basta che tornino i conti, che le entrate superino le spese e che si crei profitto.

Proprio per questo, proprio per questa sua peculiarità e per la mission (faccio il figo e lo scrivo anche io in inglese) di servizio pubblico che ha, non ci si dovrebbe stupire del fatto che nel suo Cda, accanto a quelli che hanno la laurea di Sara Tommasi o il master della Santanché, possano sedere anche due intellettuali. Del resto alla presenza dei manager in Rai ci ha già pensato Monti, nominando come presidente la Tarantola, già vicepresidente di Bankitalia, e Gubitosi come direttore generale, già amministratore delegato di Wind. E allora, possiamo dare spazio anche a chi ha un po’ di familiarità in più con le lettere che con i numeri? A me sembrerebbe il caso.

(In alto: il cavallo della Rai; fonte: Infophoto).