Chi era Nawal El Saadawi, vita della scrittrice e attivista egiziana

Evelyn Novello

Nata a Milano nel 1995 e laureata in Comunicazione pubblica e d'impresa. Nel 2016 mi sono avvicinata al mondo del giornalismo e da quel momento non più smesso di scrivere.

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Paladina delle donne, si è spenta il 21 marzo all’età di 89 anni Nawal El Saadawi dopo aver trascorso una vita a dar voce ai diritti femminili del mondo arabo.

Ha fuso la lotta alla cultura patriarcale e la scrittura dando vita a opere di fama mondiale, come nel 1975, il romanzo Donne al punto zero, tradotto in moltissime lingue.

Chi era Nawal El Saadawi

Nata il 27 ottobre 1931 nel villaggio di Kafir Tahla, El Saadawi si laurea in medicina al Cairo nel 1955. La sua passione però è la scrittura e ci si dedica ben presto con una prima raccolta di scritti dal titolo Ho imparato ad amare, del 1957, e l’anno successivo pubblica l’autobiografia Memorie di una dottoressa dedicato alla sua attività di psichiatra.

Nel 2002 scrive l’autobiografia più famosa: Una figlia di Iside. In quest’opera la scrittrice si concentra sulla sua infanzia e giovinezza evidenziando in particolar modo la difficoltà di una donna nel vivere in una società prettamente patriarcale. La sua attività di denuncia e, allo stesso tempo, testimonianza, continua nel 1972 con Donne e sesso, un’opera in cui Nawal El Saadawi affronta il tema tabù della sessualità delle donne e che le comporterà la cacciata dal Ministero della Sanità e la persecuzione da parte delle autorità religiose.

La fama mondiale arriva nel 1975 con il romanzo Donne al punto zero, tradotto in moltissime lingue.

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La produzione letteraria di Nawal El Saadawi ha come fulcro la denuncia della condizione femminile nel mondo arabo, frutto di una società ancora profondamente conservatrice che nega alle donne anche le più banali libertà. Un altro esempio è il suo romanzo Firdaus.

Storia di una donna egiziana, in cui la protagonista, donna oppressa e data in sposa a un uomo anziano, per rivendicare la libertà del proprio corpo sceglie di prostituirsi arrivando anche a sfidare la morte. Anche in Dio muore sulle rive del Nilo la ribellione è tema fondante del romanzo e si parla di una donna che mette in dubbio la sua fede opponendosi alle ingiustizie sociali. Nelle opere di Nawal El Saadawi però, si affronta la condizione della donna a 360 gradi trattando anche temi come la poligamia e la circoncisione femminile in romanzi molti dei quali poi vietati in Egitto e in altri Paesi arabi.

Le battaglie di El Saadawi le costano il carcere per qualche mese e l’esilio nel 1993. In quell’anno scappa in North Carolina per tre anni, dove insegna presso la Duke University e la Washington State University.

Nel 2005, tornata in Egitto, si candida alla presidenza ma le forze di sicurezza nazionali le impediscono di fare comizi e così, abbandonato quel progetto, El Saadawi continua comunque a partecipare alla vita pubblica del Paese, per esempio, contribuendo alla rivolta di massa che ha portato alla rimozione di Mubarak.

Le sue opere sono state censurate e vietate in alcuni Paesi ma il loro valore è stato riconosciuto in tutto il mondo e, per questo, nel 2004, El Saadawi riceve premio Nord-Sud dal Consiglio d’Europa e, nell’anno successivo, il premio internazionale Inana in Belgio. Nel 2020, poco prima della sua morte, il 21 marzo, Time Magazine l’ha inserita nella lista delle 100 donne dell’anno.

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