I ghiacciai italiani stanno affrontando una crisi senza precedenti. Dopo il tragico crollo della Marmolada nel 2022, che ha causato undici vittime e otto feriti, l’attenzione si è spostata su altri ghiacciai alpini che potrebbero essere a rischio. Il cambiamento climatico sta accelerando la trasformazione delle montagne, rendendo sempre più frequenti eventi catastrofici.
Le immagini satellitari dell’Earth Observing System (Eos) della Nasa mostrano chiaramente i cambiamenti in corso. In Nepal, un recente crollo ha coinvolto milioni di metri cubi di roccia, detriti e ghiaccio, causando quasi quattrocento vittime. Anche se le dimensioni sono diverse, i fenomeni che colpiscono le Alpi e l’Himalaya hanno molte somiglianze.
I ghiacciai italiani sotto osservazione
In Italia, il monitoraggio dei ghiacciai è diventato una priorità. La Marmolada, dopo il crollo del 2022, continua a essere un’area critica. Anche il versante italiano del Monte Bianco, in particolare il ghiacciaio di Planpincieux in Val Ferret, è sotto stretta osservazione. La Fondazione Montagna Sicura sta conducendo un monitoraggio preciso e costante per prevenire ulteriori disastri.
Altri ghiacciai a rischio includono il Miage nella Val Veny, che si è abbassato di 15 metri in soli sei anni, e i ghiacciai della Brenva. In Alto Adige, il ghiacciaio della Solda e quello sospeso sulla parete est del Weisshorn in Svizzera sono anch’essi monitorati attentamente. Recentemente, il Comune di Randa ha alzato il livello di allerta per un possibile crollo.
Il ruolo del cambiamento climatico
Il cambiamento climatico sta accelerando la trasformazione dei ghiacciai, rendendo sempre più difficile prevedere i crolli. Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi Legambiente e presidente per l’Italia della Commissione internazionale per la protezione delle Alpi (Cipra), ha sottolineato che le montagne stanno subendo un’incredibile accelerazione nelle loro trasformazioni.
Le immagini dal Nepal hanno mostrato la rapidità con cui possono verificarsi questi eventi. La porzione frontale del ghiacciaio, con una larghezza di 600 metri e uno spessore di 50 metri, si è spezzata da un’altitudine di circa 5.200 metri sopra il livello del mare. Questo tipo di evento è sempre più frequente anche nelle Alpi.
Il turismo e l’architettura in montagna
Mentre i ghiacciai sono a rischio, anche il turismo montano sta subendo cambiamenti significativi. Alberto Cavallari, in un articolo del 1963, descriveva già allora la trasformazione delle località turistiche alpine. Cortina d’Ampezzo, ad esempio, sta diventando una ‘megabaitopoli’ di legno, con condomini mascherati da baite rustiche.
La montagna è spesso idealizzata come un luogo di solitudine e purezza, ma la realtà è molto diversa. Le infrastrutture turistiche stanno crescendo, mascherate da un’estetica rustica che nasconde la vera natura del cemento e del turismo di massa. Questo fenomeno non è nuovo, ma continua a evolversi, cambiando il volto delle montagne italiane.
Il cambiamento climatico e l’attività umana stanno avendo un impatto significativo su questi fragili ecosistemi, rendendo necessario un monitoraggio costante e una gestione sostenibile delle aree alpine.



