Science Fashion si presenta come un programma multidisciplinare che esplora le intersezioni fra moda, scienza e tecnologie emergenti. Curato da Dobrila Denegri e ospitato in collaborazione con il museo MACRO e la NABA, l’evento mette a confronto ricerche, workshop e installazioni pensate per interrogare pratiche creative alla luce di strumenti come l’intelligenza artificiale e i biomateriali. L’obiettivo non è imporre nuove tendenze, ma provare a ripensare il ruolo del progettista attraverso contributi critici e pratici che considerano temi ambientali, energetici e di coesistenza interspecie.
Il programma è organizzato in sezioni tematiche che aiutano a incorniciare argomenti complessi: RENEWAL, DEMATERIALISATION, INTERACTION e RECOVERY. Queste aree fungono da lente per discutere come la moda possa guardare oltre la mera estetica, adottando processi produttivi sostenibili e approcci di ricerca sperimentali. Tutte le sessioni si terranno in lingua inglese e l’ingresso è gratuito fino a esaurimento posti, rendendo l’iniziativa accessibile a un pubblico internazionale e interdisciplinare.
Un ponte tra teoria e pratica
La dimensione pratica del progetto si riflette in workshop e laboratori dove il fare si unisce alla riflessione critica. Ad esempio, il workshop Colour Lab condotto da Christina Dörfler si concentra su pigmenti naturali e tecniche di tintura sostenibile applicate ai tessuti, offrendo agli studenti e ai partecipanti una panoramica sulla relazione fra arte e scienza dei materiali. Queste attività non sono semplici dimostrazioni: sono spazi in cui sperimentare protocolli, valutare impatti ambientali e mettere alla prova ipotesi progettuali che potrebbero influenzare la formazione nelle discipline creative.
Temi e finalità
Le sessioni cercano di stimolare una trasformazione culturale nella moda attraverso ricerca e educazione. I contributi provengono da contesti diversi — accademico, artistico e industriale — e promuovono un approccio transdisciplinare. L’intento è presentare idee che funzionino come stimolo per la didattica in design, moda e arte, piuttosto che proporre soluzioni pronte: si mira a formare professionisti capaci di confrontarsi con scenari futuri complessi e incerti.
Programma e appuntamenti chiave
Gli incontri principali si svolgono tra il 12 maggio 2026 e il 15 maggio 2026. Il 12 maggio 2026 è dedicato al workshop Colour Lab (10.00–18.00) presso i laboratori della NABA a Via Ostiense 92, pensato come giornata di sperimentazione pratica sui pigmenti naturali. Il 14 maggio 2026, dalle 16.30 alle 17.30, è in programma la sessione Renewal & Recovery con una lectio e Q&A tenuta da Ute Ploier e Anna Breit all’Auditorium MACRO. Tra il 13 e il 15 maggio sono previste inoltre mostre espositive condivise tra MACRO e NABA, che documentano progetti e ricerche presentate nel corso dell’iniziativa.
Appuntamenti con i relatori
Il workshop curato da Christina Dörfler include anche una presentazione dei risultati insieme agli studenti il 15 maggio dalle 11.00 alle 13.00 nello spazio Spazio Magma. Ute Ploier, invece, racconterà l’approccio del programma Fashion & Technology dell’University of Arts Linz, sottolineando pratiche didattiche che integrano tradizione e tecnologia. Anna Breit partecipa con contributi fotografici che mostrano il lavoro dello scatto analogico applicato alla moda sperimentale.
Installazioni e progetti in mostra
Le installazioni presenti offrono una varietà di approcci concettuali e materiali. Tra queste, XXL JACKET di Jens Laugesen è un esempio di come un errore di modellistica possa diventare opera d’arte: un cartamodello eseguito per errore ha generato un’installazione che è stata esposta in diversi musei in Europa. Anna Breit espone una serie di stampe su Tencel Lyocell ricavate dagli shooting delle collezioni degli studenti del programma Fashion & Technology, montate su strutture progettate dallo studio Supervoid.
Artisti e ricerche
Christina Dörfler presenta il progetto Excuse My Dust Series, che esplora tecniche non convenzionali di tintura con pigmenti naturali e trattamenti superficiali sostenibili. Ute Ploier, con una lunga esperienza nel menswear e nella direzione di percorsi accademici innovativi, illustra pratiche progettuali che fondono tecnologia e sostenibilità. Anna Breit, fotografa analogica nota per il libro “Teens (in their rooms)” (2026), porta l’attenzione sulle relazioni umane e l’uso del flash come elemento caratterizzante del proprio linguaggio visivo.
Science Fashion si rivela quindi come una piattaforma dove ricerca, didattica e pratica artistica dialogano per immaginare nuovi modi di fare moda. L’evento non propone risposte univoche, ma invita a una riflessione collettiva e a sperimentare strade alternative per una disciplina che deve confrontarsi con sfide ambientali e tecnologiche sempre più urgenti.


