Mistero Buffo di Dario Fo e Franca Rame: uno spettacolo davvero popolare

Martedì 4 gennaio 2011, Milano, prima dello spettacolo Mistero Buffo, di e con Dario Fo e Franca Rame. File colossali fuori dal Teatro Nuovo, per fortuna abbiamo gli accrediti e passiamo on relativa velocità tra la folla. Personaggio degno di nota che si aggirava all’ingresso, e che nessuno riconosce – dimostrando l’ignoranza dell’italico popolo – è Rupert Sciamenna, sodale artistico del comico televisivo Maccio Capatonda.

Accostamento inusuale, direte voi: commistione di sacro e profano, rispondo io, dato che si tratta di uno dei temi dello spettacolo del premio Nobel per la letteratura del 1997.

Arriviamo nella sala gremita di gente e ci sediamo sulle nostre poltrone: sul palco una serie di figure di cartone rappresentanti varia umanità di epoche passate, a giudicare dai vestiti romano-medievali. Con qualche minuto di ritardo il mattatore compare sul palco, chiedendo l’assistenza del pubblico, la sua attenzione e la capacità di ridere al momento giusto, fondamentale anche per dare la carica ai due attori, sempre soli a recitare i loro brani.

Lo spettacolo infatti è composto unicamente da monologhi, scelti liberamente serata per serata dall’attore e dalla moglie. Questi pezzi sono delle narrazioni “dal basso” di parabole evangeliche, misteri medievali, racconti popolari sulla vita di Gesù. Prevale quindi l’uso del dialetto, del volgare del tempo, mischiati in una lingua insieme familiare e aliena, fatta di onomatopee, farfugliamenti, suoni gutturali (siamo lontani però dalla strepitosa caricatura che Claudio Bisio faceva dell’attore).

E poi tutta la gestualità straordinaria degli attori che arriva al pubblico anche laddove le parole risultano di difficile comprensione.

Tema dello spettacolo è la demistificazione del potere, della religione, delle istituzioni e del pensiero comune: si tratta di una sorta di rovesciamento carnevalesco, in cui la cultura popolare ripropone la propria verità, carnale, istintiva, triviale, ma vivamente e genuinamente sincera. I monologhi scelti per la serata di ieri avevano come oggetto le nozze di Cana, i rapporti tra Adamo ed Eva, la resurrezione di Lazzaro, un dialogo tra una prostituta e la sua ruffiana sull’arte dell’amore, l’incontro di papa Bonifacio VIII con Gesù e infine il lamento della Madonna sotto la croce.

Come introduzione a molti di questi brani Dario Fo ha proposto dei divertenti aneddoti riguardanti tematiche affini, reazioni del pubblico, riferimenti alla situazione politica odierna; a volte persino più interessanti degli stessi monologhi (penso ad esempio al meraviglioso racconto della spedizione inglese alla ricerca delle reliquie di un santo, e alla conseguente truffa operata dai genovesi), questi pezzi mostrano la bravura dell’attore in qualità di intrattenitore, uno sfoggio di cultura mai fine a se stesso sostenuta da una ars oratoria di qualità elevatissima.

Inutile stare a sottolineare la performance della coppia: laddove vengono a mancare le energie della giovinezza supplisce il mestiere, il controllo della voce, la perfetta coordinazione dei gesti. Franca Rame rivelerà nel dietro le quinte di essersi trovata in difficoltà nell’ultimo brano, ma confesso di non essermene accorto, tanto ero intento a seguire il ritmo del suo respiro e il tono affranto della sua voce, che pronunciava parole in un dialetto per me ostico ,pur riuscendo ad esprimere tutto il dolore di una madre per la sofferenza e la perdita del figlio.

Per concludere, si tratta di uno spettacolo di grande valore, che non necessita di alcuna preparazione specifica, ma che anzi sarebbe apprezzato di più da un pubblico “popolare“, visto il paragone costante con i racconti giullareschi del medioevo. Ovviamente il consiglio è quello di affrettarsi nel prendere una decisione in merito, vista la velocità con cui vanno via i biglietti in questi giorni.

Piccola nota a fondo pagina: questo è sicuramente un esempio in cui la volgarità, intenso come espressione del volgo, trova una propria ragion d’essere e una propria significazione artistica.

Scritto da Style24.it Unit
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