Milano Fashion Week condanna la guerra in Ucraina

Arianna Giago

La mia passione è la comunicazione, la considero un'arte. Ho avuto esperienze come articolista web e come collaboratrice presso un giornale su carta stampata della mia zona, mestiere che mi ha insegnato molto, più di quanto possano fare i libri, e mi ha fatto capire che quella del giornalismo è più di una professione, ma una vera e propria vocazione. Raccontare le storie degli altri, per gli altri. Raccontare il mondo attraverso i nostri occhi, è un compito davvero importante.

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Abbiamo avuto l’occasione di vederlo più volte, prima con l’impegno ad essere più inclusive, poi più eco-friendly: le passerelle non sono più, ormai, solo un luogo in cui far sfilare le nuove collezioni della stagione presentate dai vari brand.

O meglio, questo certamente rimane il loro scopo primario ma complice anche l’evoluzione dei social network e dei mezzi di comunicazione più in generale, le passerelle sono diventate anche un importantissimo veicolo per tutti quei messaggi che possono spingere una società ad essere migliore rispetto al passato.

Anche questa volta quindi, il mondo della moda non si è tirato indietro e, complice il palcoscenico della Milano Fashion Week, che come è noto gode di una forte risonanza a livello mondiale, ha scelto da che parte stare.

La Milano Fashion Week e i messaggi che condannano la guerra

Mentre in queste ore in Ucraina si sta vivendo il terrore della guerra scatenata da Vladimir Putin, come se fosse letteralmente su un altro mondo, in Italia e in modo particolare a Milano, sta andando in scena la Fashion Week. Bisogna andare avanti certo, ma è anche vero che diventa impossibile restare semplicemente a guardare senza dire nulla, senza esprimere il proprio dissenso verso chi la guerra l’ha voluta e la propria solidarietà verso un popolo che sta soffrendo.

Ecco quindi che tra una sfilata e un’altra, per le strade e nelle piazze principali del capoluogo meneghino, iniziano ad apparire le prime manifestazioni accompagnate da cartelli su cui campeggia un unico e chiaro messaggio: “No war in Ukraine”, scritto rigorosamente in inglese, per essere sicuri di raggiungere quante più persone possibili. Pare che anche l’orchestra lirica della Scala stia organizzando una manifestazione contro la guerra.

Prada, la bandiera azzurro-gialla colora il brand

Molte modelle e influencer più o meno famose, per mostrare il proprio schieramento contro le assurde barbarie della guerra, si sono presentate davanti alla sfilata organizzata da Prada con il viso pitturato con i colori della bandiera dell’Ucraina.

Una di queste è la nostra Chiara Ferragni, da sempre una grande sostenitrice di quello che lei stessa chiama “il potere della condivisione”. L’imprenditrice digitale è arrivata all’evento di Prada con una minigonna gialla abbinata ad un ombretto azzurro sugli occhi.

Impossibile non cogliere il messaggio di solidarietà verso il popolo ucraino.

Il teatro alla Scala prende posizione contro la Russia?

A proposito del teatro più esclusivo di Milano, a legarlo a doppio filo all’opera russa, altrettanto prestigiosa a livello mondiale, è il maestro russo Valery Gergiev, che secondo le sue stesse dichiarazioni, avrebbe un legame di amicizia proprio con Putin.

Proprio a lui, il sindaco di Milano Beppe Sala, ha chiesto di prendere le distanze dalla condotta del leader russo. Se così non fosse, ha già annunciato il primo cittadino, il maestro verrà escluso dalla direzione de “La dama di Picche” in programma per marzo. È notizia di queste ore, inoltre, che per lo stesso motivo il direttore d’orchestra sarebbe già stato escluso dalla direzione della Wiener Philharmoniker nella tournée negli Stati Uniti.