Massimo Di Cataldo presenta l’album Macchissenefrega: “Un lavoro molto sentito, contro falsi miti, falsi valori e ideali obsoleti”

Ti basta fare il nome per intonare la canzone. Basta dire Massimo Di Cataldo per cantare immediatamente: "Se adesso te ne vai…". Ora Massimo è tornato, dopo un silenzio lungo tre anni. E' tornato con "Macchissenefrega" (Dicamusica/Edel). Abbiamo avuto modo di parlare con lui telefonicamente per sapere qualcosa in più su questo album che sancisce un cambio di rotta rispetto al passato.

Partiamo senza troppi giri di parole. Cosa ci dobbiamo aspettare da "Macchissenefrega"?
"E' sicuramente un lavoro molto sentito, desiderato. Un punto d'arrivo per me, in un momento nel quale c'è una discreta omologazione nel campo della musica commerciale. Io ho sempre fatto un genere piuttosto pop, ora voglio rivolgermi a quella che è la mia generazione. Voglio comunicare con le persone che sono cresciute con me in un Paese pieno di incertezze e precarietà.

Nel corso degli anni abbiamo perso i punti di riferimento. E' un album che parla alle persone in cerca di qualcosa di buono. C'è troppo malcontento, c'è sfiducia anche verso le istituzioni. Questa è la mia reazione a quello che succede. Chiaramente il filo conduttore resta lo stesso del mio passato: l'amore, il sentimento".

Dopo qualche anno di silenzio hai voglia di parlare chiaro…
"Sì. In questo disco sono molto esplicito.

Canto i miei sentimenti, la coscienza di quello che uno prova. E' fondamentale dare importanza ai propri sentimenti e aprirsi a quello che ci accade intorno. Ci tengo a spiegare bene questo concetto: è importante conoscere cosa succede intorno a noi in modo universale. Non basta guardare fuori dalla finestra".

Sembra quasi un manifesto…
"Questo è un disco piuttosto politico. Parlo di concetti che ritengo fondamentali. Ma non voglio bandiere e colori. Non mi interessa schierarmi. L'unico modo per avere una visione senza preconcetti è quello di essere davvero imparziali. La storia ci ha fatto etichettare troppe cose. La democrazia è vista a sinistra, la libertà a destra. La pace al centro. Trovo tutto questo molto sbagliato".

Insomma, un sacco di cose da dire dopo tre anni…
"Ho lavorato a lungo all'album. Era necessario per me staccare completamente. Forse è stata la mia prima vera esperienza di produzione a tutto tondo. Volevo farlo un po' cuocere a fuoco lento. volevo che fosse la copia precisa di quello che sentivo dentro e volevo che arrivasse in maniera più diretta. Spero di esserci riuscito. I miei fans più affezionati lo hanno apprezzato molto. Credo sia un album un po' più maturo degli altri".

Chiudiamo con una domanda banale, ma importante: Macchissenefrega di cosa?
"Macchissenefrega di dovere scendere a conpromessi con falsi miti, falsi valori e ideali obsoleti. Con un certo tipo di vita che ti vuole sempre pronto e scattante. Sempre brillante. C'è troppa competizione, troppa voglia di fare le scarpe agli altri. E' terribile. Ci viene indotta in modo subdolo un'ambizione malsana. Dico Macchissenefrega di tutto questo. Adesso il massimo al quale si può aspirare è finire sulle copertine delle riviste di gossip attraverso reality, scandaletti e speculazione delle emozioni. Queste cose ci impoveriscono dei giusti valori. Lo trovo tremendamente sbagliato". Impossibile non essere d'accordo.

Scritto da Style24.it Unit
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