L’ultimo esorcismo, l’anti Paranormal Activity: horror sovrannaturale tra menzogna e realtà

Se persino Kate Moss ha avuto bisogno di uno specialista vuol dire che la pellicola di cui stiamo per parlare è di sicuro alla moda!

Infatti il film del quasi esordiente Daniel Stamm, “The Last Exorcism“, non sarà di certo l’ultimo horror sul proficuo, cinematograficamente parlando, tema dell’esorcismo.

Ricordiamo “L’esorcista”, con tutti i vari capitoli della saga, “L’esorcismo di Emily Rose” e anche le varie parodie, tra cui l’italianissimo “Esorciccio”. Il regista tra l’altro pare non essere nuovo a tematiche molto scottanti: il suo unico film precedente, che io sappia mai arrivato in Italia, si chiama “A necessary death” e parla di un filmmaker che mette un annuncio su un giornale per cercare aspiranti suicidi allo scopo di filmarli dai preparativi fino al gesto estremo.

Niente di leggero, quindi.

Quest’ultimo film usa l’espediente ormai di moda del mockumentary, ovverosia il falso documentario, per raccontare la storia di un predicatore americano/esorcista (in realtà un truffatore) che ha ormai perso il dono della fede ed ha deciso di abbandonare la carriera, volendo però smascherare una volte per tutte le frodi che girano attorno al mondo delle possessioni demoniache. In che modo? Facendosi seguire da un troupe che ha il compito di filmare il suo ultimo intervento “miracoloso” e spiegando nel frattempo tutti i trucchi del mestiere.

Ovviamente le cose non andranno lisce come il protagonista aveva previsto: gli imprevisti saranno più d’uno e di natura indecifrabile…

Lo stile scelto per il film, che è forse l’unico elemento criticabile della pellicola, essendo attualmente molto ricorrente, ci riporta a opere come The Blair Witch Project o l’esecrabile, orrendo e da evitare come la peste Paranormal Activity: camera a mano in soggettiva alternata a riprese fisse, pretesa di realismo documentaristico e tante tante inquadrature malferme. Tuttavia il film, a differenza della pessima prova cinematografica di Oren Peli, riesce innanzitutto a coinvolgere lo spettatore (anche grazie al fatto che degli eventi effettivamente accadono sullo schermo) e garantisce poi un alto tasso di tensione durante tutta la seconda parte, ovvero quella più direttamente collegata all’esorcismo vero e proprio. Va dato merito anche agli attori, tutti in palla e molto convincenti, ma sopratutto ad Ashley Bell, che recita nel ruolo di Nell, la ragazza posseduta, e che si produce in contorsioni fisiche piuttosto disturbanti.

Il vero fattore però che decreta la riuscita del film, e che lo rende consigliabile a chiunque voglia approfondire l’argomento o comunque è appassionato del genere, si trova nell’abile gioco tra aspettative del pubblico, deluse o rinviate sadicamente dal regista, e realismo della vicenda: la storia si svolge sempre a cavallo tra spiegazione sovrannaturale e “semplice” trauma psicologico, supportando a volte una teoria e a volte l’altra; il finale però, che non si svela per non togliere il piacere della sorpresa, nasconde una svolta inattesa quanto ben preparata, che si presta ugualmente ad una lettura in chiave razionalista quanto mistica.

Insomma, pur essendo falso, il film compie bene il compito di ogni documentario che si rispetti: mostrare, analizzare, ma lasciando il pubblico con delle domande cui rispondere in piena autonomia.

Scritto da Style24.it Unit
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