L’ultimo dominatore dell’aria in dvd: meglio il cartone animato

Ci sono certi registi che ad un certo punto della loro carriera fanno il botto con un film ma che poi sono costretti a ripetere lo stesso canovaccio dell’opera che ha dato loro successo fino allo stremo, pena la disaffezione del pubblico.

Questo è quanto successo a M Night Shyamalan, pseudonimo di Manoj Nelliyattu Shyamalan, il famosissimo autore dell’ancora più celebre Il Sesto senso (film che tra l’altro ha rilanciato enormemente la credibilità attoriale di Bruce Willis, almeno presso il grande pubblico): guadagni incredibili e successo di critica senza precedenti, probabilmente dovuti ad un twist finale particolarmente azzeccato.

Dopo quell’exploit però i suoi film hanno cominciato ad essere valutati esclusivamente attraverso il confronto con quest’opera, di volta in volta con esiti più o meno positivi, ma quasi mai in maniera oggettiva.

Unbreakable, The Village, Signs, Lady in the Water ed E venne il giorno, pur dimostrando ad un occhio attento una coerenza tematica e di intenti molto forte, hanno variamente ricevuto le critiche di pubblico e stampa, miopemente attaccati al primo successo del regista indiano. Il sottoscritto custodisce gelosamente nella propria videoteca personale i dvd di The Village e Signs (demoliti, a mio parere ingiustamente, l’uno per l’inverosimiglianza della trama e l’altro per la rappresentazione degli alieni e per lo scioglimento) ma sicuramente non pensa affatto a comprare il dvd di L’ultimo dominatore dell’aria, uscito il 18 gennaio.

Probabilmente pochi di voi sapranno che il film costituisce la prima parte di una trilogia – non si sa quanto destinata ad essere completata, dati gli scarsi incassi del primo capitolo – tratta da un’ottima seria animata americana chiamata Avatar: The Last Airbender, che consiglio vivamente a grandi e piccini: un piccolo gioiellino che ha sorpreso anche uno scettico come me, molto critico per quanto riguarda l’animazione americana di provenienza statunitense.

La storia del film, ovviamente molto condensata rispetto alla serie, parla di un mondo in cui i quattro elementi, aria acqua terra e fuoco, possono essere manipolati a piacimento da individui con caratteristiche particolari, detti benders. Il mondo stesso è diviso in quattro nazioni e la pace è garantita da un Avatar, sorta di messia mistico che è in grado di dominare tutti e quattro gli elementi. Il film inizio proprio quando Aang, il presente Avatar, si risveglia da un sonno durato un secolo, in un mondo in cui la nazione del fuoco ha soggiogato quasi l’intero globo e sparuti gruppi di ribelli cercano di ripristinare la situazione precedente. Toccherà al giovanissimo dominatore dell’aria imparare l’arte della manipolazione di acqua terra e fuoco, per poter assurgere completamente allo stato di Avatar ed evitare che l’impero del fuoco conquisti ogni cosa.

Dalla trama qua esposta il film sembrerebbe avvincente, e vi darei anche ragione, se non fosse che i cento minuti della pellicola non sono minimamente sufficienti ad introdurre i personaggi, il mondo in cui vivono, le loro motivazioni e le loro caratteristiche, né a sviluppare delle dinamiche interpersonali interessanti. Il film per necessità deve muoversi da una situazione all’altra con una grandissima velocità, senza approfondire alcuna scena in particolare, riservando forse una maggiore attenzione alle scene d’azione.

Queste sono forse la cosa migliore di tutto il film: Shyamalan, scegliendo di montare i combattimenti con pochi tagli, riesce a dare una bella fluidità e dinamicità a queste sequenze, lunghe spesso vari minuti ininterrotti (anche se non mi pare ci siano veri e propri piani sequenza, se non forse durante la ribellione dei dominatore della terra), mostrando un sapiente uso della macchina da presa e un’efficace gestione degli effetti speciali, onesti ma non eccezionali.

Tutto ciò che manca è però il resto, ovvero lo sfondo sulle quali queste scene dovrebbero stagliarsi, ciò che dovrebbe dare un senso alla guerra in cui sono coinvolti i protagonisti. Il casting poi è stato effettuato in maniera abbastanza casuale, con una serie di attori bambini o molto giovani dalle scarse capacità, svogliati, se non addirittura completamente fuori parte.

Ci sarebbero tantissime altre cose che il mondo in cui è ambientato L’ultimo dominatore dell’aria avrebbe da offrire allo spettatore, ma comprensibilmente Shyamalan non è riuscito ad inserirle, forse sacrificando troppo ad esigenze di spettacolarizzazione (in fondo altri quaranta minuti per un film del genere sono ormai ritenuti standard): la mistica orientale e l’originalissimo sincretismo religioso creato dai creatori del cartone, la profondità e la grande simpatia dei personaggi, lo stupore per certe trovate figurative e (questo forse improponibile) una maggiore fascinazione e varietà per quanto riguarda l’aspetto “magico” dell’arte della manipolazione degli elementi.

Perciò io vi consiglierei di lasciar perdere l’ultimo film di Shyamalan che, ritornando al discorso d’apertura, ha voluto inserirsi in un filone a lui poco congeniale, forse per ritornare sulla cresta dell’onda dopo il fallimento al botteghino (anche se grande successo artistico, a mio parere) di E venne il giorno; ciò che invece caldeggio è il recupero della serie animata originale, che sicuramente farà felici tutti gli appassionati di animazione e non solo, se si riesce a superare certi pregiudizi sciocchi.

Scritto da Style24.it Unit
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