Le avventure di Sammy: animazione europea nelle profondità marine

Il cinema d’animazione è ormai dominato da case di produzione giganti, come ad esempio la Pixar, la Dreamworks, la Disney e, occasionalmente, da outsider (solo per noi occidentali) quali lo Studio Ghibli di Hayao Miyazaki, per fare un esempio. Ci sono poi, a lato, delle piccole realtà produttive che ogni tanto riescono ad emergere dall’anonimato e realizzano film interessanti ma anche autentici capolavori, quali “L’illusionista” di Sylvain Chomet.

Di certo non un capolavoro, ma neanche un brutto film è questo “Le avventure di Sammy”, film di produzione belga (nWave Pictures) ma doppiato direttamente in inglese. Si tratta infatti di una pellicola con un budget molto ristretto rispetto a giganti tipo “Up”, “Wall-E”, “Shrek” o il diretto concorrente “Megamind”, ma che si fregia di una grafica di buon livello e di una sceneggiatura interessante, concentrandosi su scene di vita marina che seguono le peregrinazioni di una tartaruga di nome Sammy, per l’appunto.

Il film racconta la vita avventurosa della tartarughina, che fin dai suoi primi istanti di vita si trova in situazioni difficili, dalle quali riesce a sfuggire sempre per il rotto della cuffia: che si tratti di sfuggire da gabbiani affamati o da squali assassini, Sammy può contare solo sulla propria fortuna e sull’aiuto degli amici che si farà durante il suo viaggio intorno al mondo, alla ricerca di un passaggio segreto verso oceani sconosciuti e terre mai visitate prima da altri suoi simili.

Come si  può facilmente intuire il film si rivolge principalmente al pubblico più giovane, ma ciò non significa che non possa piacere anche a un adulto. Infatti i punti forti del film risiedono nella descrizione dell’ambiente marino, riprodotto con grande fedeltà e suggestione, e nelle sequenze più scanzonate, di pura fascinazione visiva. Rivela invece un po’ di ingenuità innanzitutto nelle parti riguardanti il rapporto con gli uomini (spesso animati in maniera piuttosto legnosa e artificiosa, non so quanto volutamente), che comunque – a differenza di quanto si legge in altre recensioni – non è il punto focale della vicenda; e in secondo luogo nelle scene in cui è più forte la necessità di antropomorfizzazione dei protagonisti della storia, quindi parliamo di movenze, psicologie e dialoghi.

Ne salta fuori un film dagli splendidi paesaggi e dalle belle trovate “coreografiche”, per così dire, con delle sequenze efficaci anche per quanto riguarda le scelte di regia, appesantito però da certe insistenze psicologiche, brevi in realtà, che non dovrebbero trovare spazio in un racconto sulla natura (e penso qui a tutto il finale, tirato per le lunghe e che scade in un happy ending trionfalistico un po’ fuori luogo). Si può ritenere che i bambini, magari opportunamente “seguiti” potrebbero imparare a conoscere certi processi naturali anche senza queste semplificazioni, portando su schermo in maniera più fedele ciò che accade nelle profondità marine.

In ogni caso “Le avventure di Sammy” è un bel segnale di salute per quanto riguarda l’animazione europea, non solo d’autore, ma anche dall’anima più commerciale e rivolta ad un grande pubblico. Speriamo quindi di vedere presto altri prodotti del genere che si attestino su questi standard qualitativi, perché sarebbe un buon modo per combattere lo strapotere americano in questo campo (e non solo) che sta uniformando le ultime pellicole uscite. 

Scritto da Style24.it Unit
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