La storia delle infradito, le calzature più antiche al mondo

Alla scoperta delle infradito, le calzature più antiche al mondo: storia ed evoluzione

Ci sono tre mesi all’anno in cui diventano le protagoniste assolute di ogni scenario: al mare, in piscina, al bar o al pic-nic con gli amici, ma anche di sera, abbinate con un pantalone ampio di lino. Insomma, sebbene molte persone non riescano proprio a sopportarle fuori dal contesto “balneare”, rimangono un must have estivo a tutto tondo.

Di che cosa stiamo parlando? Delle infradito, ovviamente! Sapevate che sono i sandali più antichi al mondo? Andiamo a scoprire la loro storia e la loro evoluzione nel corso degli anni.

Le infradito: le origini dei sandali più antichi del mondo

Per risalire al primo prototipo di infradito della storia bisogna riavvolgere il nastro del tempo molto indietro. Pare infatti che la prima testimonianza di tale calzatura arrivi dalla Mesopotamia, in particolare attraverso una lastra di pietra risalente al 2250 a.C..

La lastra in questione, infatti, ritrae il re Naram-Sim con ai piedi proprio loro, le infradito. Inoltre, un modello analogo è stato realizzato in Egitto circa nello stesso periodo, con suole in legno e strisce di papiro.

Possiamo dunque fare risalire l’origine delle infradito (chiamate anche flip flop) all’Egitto di 3500 anni fa. A differenza dei tempi odierni, ai tempi dell’antico Egitto le infradito rappresentavano un vero e proprio lusso: esse, infatti, erano indossate soprattutto dai grandi faraoni così come dai sacerdoti, a testimoniare la ricchezza di famiglia e lo status sociale.

Il modello più semplice aveva la suola in cuoio o in papiro intrecciato e si fermavano ai piedi con listelli di cuoio. Oggi può sembrare quasi assurdo, ma ai tempi potevano anche essere d’oro, se si trattava di “infradito da re”.

Troviamo un uso molto comune delle infradito anche in altre popolazioni: i Maasai in Africa, ad esempio, erano soliti utilizzarle e realizzarle con pelle animale, mentre in India con fibre di legno, in Messico con yucca (genere di piante facente parte della famiglia Asparagacea) e in Asia con fibra di riso.

Il boom delle infradito dopo la Seconda Guerra Mondiale

In realtà il boom delle infradito arriva dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando i soldati americani giunti in Giappone cominciarono a prendere confidenza con lo zori giapponese, un tipo di infradito tipico della cultura giapponese realizzato in fibre naturali e indossato rigorosamente con i calzini.

Da quel momento gli zori cominciarono a diffondersi anche negli Stati Uniti, fino a quando negli anni ’50 divennero calzature di grandissimo successo. L’uso, però, cambiò notevolmente: se in Egitto erano simbolo di ricchezza e venivano indossate solo da chi, fondamentalmente, se lo poteva permettere, negli anni 50 del 900 erano utilizzate soprattutto in un contesto “marittimo”, con lo scopo principale di non fare bruciare le piante dei piedi a causa della sabbia rovente.

Il successo delle flip flop e la svolta negli anni ’60

Da quel momento le infradito presero il nome di flip flop e nel 1962 avvenne la svolta: l’azienda brasiliana Alpargatas (di cui, ricordiamo, fa parte Havaianas), ne realizzò un modello nuovo, resistente e totalmente in gomma. Il primo brevetto arrivò nel 1966 e l’azienda produsse un modello che replicava il modello giapponese, con una trama di paglia di riso sulle fibbie, per omaggiare la calzatura che aveva, in poco tempo, ispirato il mondo intero.

Oggi le infradito non possono mancare, soprattutto in estate: comode, pratiche, colorate e assai versatili, sono senza ombra di dubbio il pezzo forte della stagione estiva. Se volete uscire dai binari classici delle infradito, però, potreste sempre optare per modelli più sbarazzini e/o eleganti: le infradito gioiello, ad esempio, potrebbero essere una valida soluzione, così come il modello con il tacco o il cinturino alla caviglia. Insomma, ce ne è per tutti i gusti e non vi resta che trovare ciò che più fa per voi.

Scritto da Marta Mancosu
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