Non fate arrabbiare Jimmy Bobo perché… oh, ma perché ridete?
La storia del titolo dell’ultimo film interpretato da Sylvester Stallone corre parallela a quella del brigante Barabba, salvato dalla folla nonostante l’altro candidato alla grazia fosse Gesù il figlio di Dio.
Questa volta infatti è inutile prendersela come al solito con la distribuzione perché il demenziale titolo Jimmy Bobo (solo una pezza l’uso dell’originario Bullet to the Head come sottotitolo) è stato scelto direttamente dai fan, una tantum interrogati tramite un sondaggio online.
Pace all’anima nostra. Ma d’altro canto un film non si giudica certo dalla locandina, e Jimmy Bobo (ARGH!) promette bene per tutti gli amanti dell’action duro e puro e insieme ironico, come ci ha insegnato a conoscere la filmografia dei bei tempi andati degli anni Ottanta.
A dirigere Sly vi è infatti un personaggio che tutti gli appassionati conosceranno benissimo, quel Walter Hill che nel 1979 diresse il cult movie I guerrieri della notte, ma anche I cavalieri dalle lunghe ombre, 48 ore e il suo seguito e Danko. Una leggenda del cinema, insomma. La pellicola è stata presentata fuori concorso al Festival Internazionale del Film di Roma appena trascorso, riscuotendo un discreto successo a dividendo in due la critica.
Stallone riprende il ruolo del killer, l’eroe eponimo, che si vede uccidere davanti agli occhi il collega di uccisioni, subito dopo aver completato l’ultima missione, ovvero l’assassinio di un poliziotto corrotto. Aiutato da un poliziotto integerrimo petulante, col quale si verrà a creare la classica convivenza da strana coppia, Jimmy dovrà prima scampare dai tentativi di metterlo a tacere da parte di un politico senza scrupoli e poi passerà al contrattacco, più arrabbiato che mai, dopo che un mercenario gli rapirà l’amata figlia.


