I Negramaro presentano “Casa 69”: report della conferenza stampa di presentazione

Ore 14.32 del 15 novembre 2010: “Se tra cinque minuti non comincia me ne vado”, ha tuonato un noto giornalista di un famoso quotidiano in una gremita sala del Caffè Odeon – stipata all’inverosimile. Convocazione in pompa magna per l’ascolto di “Casa 69″, il nuovo lavoro dei Negramaro.

Purtroppo non è stato possibile effettuare riprese.

Ore 14.35: Giuliano Sangiorgi e soci varcano la soglia del suddetto Caffè. Meraviglioso, si può cominciare.

Mi viene un po’ da sorridere. In qusti tre anni di silenzio musicale Giuliano dev’essersi lasciato impressionare dalla mole delle imitazioni a suo carico (Sergio Friscia tanto per fare un esempio) che ironizzano sul ‘progietto Negramaro’.

Infatti ad inizio conferenza il cantante salentino ci ha tenuto a sottolineare che avrebbe risposto alla domanda che gli era stata posta – dopo una breve introduzione di Caterina Caselli – ‘ma che poi avrebbe passato il microfono agli altri’.

Peccato che molte delle domande venivano rivolte a lui personalmente o lo coinvolgevano in qualche modo. Povero Giuliano, non se ne esce.

Ad ogni modo, si è parlato del nuovo disco Casa 69″, che nelle intenzioni chiude una trilogia iniziata con “Mentre tutto scorre” e proseguita con “La finestra”.

“Questo è l’album dell’io, che ha l’uomo come soggetto, dopo ‘Mentre tutto scorre’, che era ossessionato dal tempo, e ‘La tempesta’, basato sullo spazio, abbiamo sentito l’esigenza filosofica di sintetizzare queste due categorie e l’uomo ne è la sintesi perfetta […] Mettere al centro l’io é anche un auspicio, quello di tornare a un antropocentrismo vero e non al modello di ‘I-life’ che ci spacciano ora per farci credere che quell’io non ha bisogno di altri io, perché tanto puoi avere la musica sull’iPod, il cinema in casa e se vuoi puoi anche diventare presidente del Consiglio, mentre non è vero, da solo non sei nulla: io senza di loro – dice, indicando gli altri cinque della band – non sono nulla”

Casa 69″ infatti è il nome della ‘comune’ in cui la band vive.


Devo dire che, sebbene non sia stato possibile godersi a pieno l’ascolto del disco all’interno del Caffè (si sentiva solo la voce straziata del frontman) e abbia dovuto recuperare il tutto a casa in cuffia, le sonorità sono eccellenti. Siamo certi che sia stato illuminante l’apporto del produttore David Bottrill, già collaboratore, tra gli altri, di Placebo, Muse, David Bowie e Tool.

Non è mancata la solita, e noiosa, polemica sui ‘numeri’ totalizzati dal singolo “Singh-iozzo”, stracciato dai Modà (urgh!). Ha suscitato invece grande interesse il brano composto per ‘chiedere scusa’ a Mia Martini, ‘Comunque vadano le cose (scusa Mimì)’, che sarà contenuto nella versione De Luxe dell’album.

Scritto da Style24.it Unit
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