I film del 2010 che se ne va: cinema italiano (terza parte)

Ed eccoci giunti alla conclusione del nostro resoconto dell’anno cinematografico appena trascorso. Dopo le delusioni e il cinema d’animazione e le perle andiamo a vedere quali sono stati i film italiani che hanno segnato il 2010.

Sicuramente quest’anno è stato segnato dall’ultimo film di Virzì, quel La prima cosa bella che ha riscosso tanti successi e che ha riportato in auge (assieme ai precedenti film del regista) un certo modo di intendere la commedia all’italiana.

Un versante più sentimentale, elegiaco e romantico, rispetto al classico cinismo dei film con Sordi, Tognazzi e compagnia bella, ma sempre un modo piuttosto efficace di recuperare la memoria storica di un certo periodo del nostro Paese, assieme alle conseguenze sulla generazione successiva che vive ai giorni nostri.

Si tratta di una pellicola adatta ai “mammoni”, dato che, quando lo vidi al cinema, scorsi qualche lacrima negli occhi dei miei amici più attaccati alla famiglia; resta comunque un film divertente e piuttosto appassionante anche per chi ha il cuore un po’ più coriaceo come il sottoscritto.

Magistrale, come al solito, l’interpretazione dell’immenso Valerio Mastandrea, ormai affermatosi come l’attore più solido e talentuoso della sua generazione. Una parte azzeccata viene affidata alla solitamente fastidiosissima Stefania Sandrelli, che questa volta si immedesima nel ruolo (probabilmente ricalcato sulla sua persona) e offre una prova convincente. Micaela Ramazzotti non ho ancora capito se ci fa o ci è in questi ruoli da svampita istintiva dal cuore d’oro, fatto sta che rimane sempre sul filo pericoloso della caricatura e spinge forse troppo spesso sul tasto del melodramma.

Detto ciò il film è stato tra i più interessanti della stagione.

Altro titolo che ha suscitato molto rumore è stato Shadow, di Federico Zampaglione, che è stato visto da molti come la rinascita dell’horror italiano. Personalmente, nonostante probabilmente mi trovi in strettissima minoranza, l’ho trovato un film risibile, con scarsa se non pessima gestione della tensione e poca capacità di generare qualsiasi sensazione di inquietudine se non di orrore. Si aggiunga una colonna sonora buona ma senz’altro troppo invadente, delle interpretazioni incolori (a parte Nuot Arquint, personaggio molto adatto a questo genere di film) e soprattutto quel terribile – in senso negativo – twist finale che vorrebbe dare goffamente una connotazione politica alla vicende e si ottiene un film che di certo non risolleva un bel niente, tantomeno le sorti della cinematografia nera dello Stivale.

Altro film che sprofonda nel ridicolo involontario, nonostante le altissime pretese di descrizione della vita dell’anima dei quarantenni d’oggi in crisi esistenziale, è Baciami ancora, ultima fatica di Gabriele Muccino (sua e nostra che abbiamo la sciagura di guardarcelo). Il film è il solito guazzabuglio di esplosioni emotive, grida altissime, recitazione ansimante o apatica (non esistono vie di mezze, o sfumatore, nell’universo filmico di Muccino) tentativi di ricostruzione della propria vita mediante sonore sbandate da diciottenni in calore e tanti, tanti altri stereotipi del cinema drammatico “da corsa sotto la pioggia”, come si potrebbe definirlo icasticamente. E, va detto, uno dei più brutti e goffi tentativi di product placement che si ricordi. Ci sarà anche chi difenderà questo film perché racconta la realtà così com’è: voi non ascoltatelo, se è connivente vuol dire che è passato al Lato Oscuro del cinema.

Una pellicola che invece avrebbe meritato un più grande riconoscimento da parte del grande pubblico è Io sono l’amore, di Luca Guadagnino. Finalmente in Italia qualcuno che usa la macchina da presa come strumento per “scrivere” il film, e non solo illustrarne la sceneggiatura, e che fa propria la lezione del Visconti più decadante; purtroppo non ce l’ha fatta nella corsa agli Oscar, cui gli è stato preferito il film di Virzì.

La descrizione delle vicende della famiglia Recchi è un dramma borghese splendidamente fotografato, accuratamente coreografato attraverso scenografie e costumi impeccabili e musicato in maniera a dir poco travolgente. Si tratta davvero di un’opera in cui ogni reparto concorre a creare un risultato altissimo, il cui apice si tocca forse con l’interpretazione di una Tilda Swinton mai così luminosa e ferale allo stesso tempo. Speriamo di poter vedere il regista presto in sala con un nuovo film, sarebbe davvero segno che il talento in Italia paga e ricompensa chi ce l’ha.

È stato poi l’anno della comicità meridionale: campioni d’incassi, e sorprese al botteghine sono stati Basilicata coast to coast e Benvenuti al Sud, film sui quali non si sarebbe scommesso molto ma che hanno mostrato che un altro tipo di risata, meno di pancia ma ugualmente verace, è possibile nel nostro cinema. Il bersaglio è ovviamente rappresentato dai vari cinepanettoni-pandori-colombe-uova-di-pasqua che infestano il calendario cinematografico: certo, queste due non sono pellicole particolarmente raffinate, ma per divertirsi non c’è bisogno di chissà quali finezze, ma solo di un minimo di onestà intellettuale. 

Mi piacerebbe parlare anche di un altro tipo di cinema, d’autore ma senza pretese intellettualistiche, rappresentato da Cosa voglio di più (di Soldini), La passione (di Mazzacurati) e Mine vaganti (di Ozpetek): purtroppo non ho avuto modo di visionare queste pellicole, per una sorta di pregiudizio contro il cinema italiano – pregiudizio spesso fondato e sacrosanto, ma comunque un impedimento alla giusta valutazione di film potenzialmente interessanti. Certo, potrei parlare malissimo aprioristicamente di Mine vaganti – dopo aver visto Saturno contro chiunque si aspetterebbe solo il male assoluto dal regista turco – ma non sarebbe onesto; allo stesso modo dopo il buon La giusta distanza si potrebbero dire due parole positive sul film con Battiston ma preferisco che siano i nostri lettori a dirci la loro opinione su questi film e tutti gli altri che non ho avuto modo di citare.

Finita questa lunga rassegna non mi resta che augurare un buon anno tutti con la promessa di rivedersi anche l’anno prossimo!

Scritto da Style24.it Unit
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