Giuliano Ferrara al posto di Santoro: un insulto al pubblico!

La notizia del giorno, o meglio dello scorso fine settimana, è che Giuliano Ferrara si candida per occupare il posto che fu di Michele Santoro a Rai due il giovedì sera, dove Annozero teneva incollati al video tra i cinque e gli otto milioni di telespettatori, che la Rai ha gentilmente ceduto alla concorrenza.

Reazioni? Il direttore generale Lorenza Lei, l’evoluzione della specie delle scimmie ammaestrate di Arcore, ha detto che si può fare a patto che l’elefantino lasci Qui Radio Londra, una falla sempre più imbarazzante negli ascolti della prima rete, mentre il bell’addormentato Garimberti ha sbadigliato che si vedrà.

Ciò che più colpisce e indigna in questa faccenda è notare, per l’ennesima volta, come la televisione pubblica sia gestita con criteri esclusivamente politici (cioè la vicinanza a Berlusconi) che escludono a priori di prendere in considerazione il gradimento e le attese del pubblico, l’unico elemento che dovrebbe contare nella costruzione dei palinsesti.

Giuliano Ferrara è un vero emblema di questa televisione di regime. Nonostante da molto tempo non faccia che collezionare un flop dopo l’altro in qualunque cosa si cimenti – il disastro elettorale del suo partito contro l’aborto, il Foglio che vende 1600 copie e sopravvive solo con i contributi statali, i due milioni di telespettatori in fuga quando inizia Qui Radio Londra – è sempre al centro dell’attenzione mediatica e la Rai se lo coccola manco fosse David Letterman.

La cosa più comica è che gode di estimatori pure tra la disastrata e masochistica intellighenzia della sinistra italiana, dove ormai si è consolidato il luogo comune che Ferrara sia “quello intelligente”. Sarà anche intelligente, non lo sappiamo, quel che è certo è che viene  rifiutato dal pubblico, e che il suo successo giornalistico è stato costantemente coltivato attraverso la vicinanza al potere: prima quello comunista, poi quello craxiano, poi quello berlusconiano e vaticano. Alla faccia della coerenza.

Dice adesso, con la consueta arroganza, l’elefantino: “Dopo avere ereditato la cattedra di Enzo Biagi voglio il trono di Michele Santoro“. Vorremmo rivolgergli una domanda semplice semplice: non si vergogna neanche un po’ di ereditare cattedre e troni solo grazie alla qualifica di leccapiedi del sultano di Arcore?

(In foto: Ferrara).

Scritto da Style24.it Unit
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