Formigoni non avrà commesso reati, ma come si possono conciliare davanti all’opinione pubblica le vacanze tra yacht e resort a sette stelle e il voto alla castità, obbedienza e povertà fatto a Comunione e Liberazione?
Andato l’altro ieri a Matrix per chiarire la vicenda de i viaggi pagati a sua insaputa, ormai un classico della politica, Roberto Formigoni si è limitato a inscenare il solito ritornello autoassolutorio scandito a base di non ricordo, è un complotto, si vergogni e via dicendo. In precedenza, aveva pure dichiarato di sentirsi “limpido come l’acqua di fonte”.
Al momento non si può dire se il presidente della Lombardia abbia commesso dei reati, ma evidentemente non si tratta solo di questo. È chiaro tutti che farsi pagare delle vacanze di lusso da un imprenditore in affari con l’istituzione che si presiede, appare più che sconveniente inaccettabile. E forse lo stesso si potrebbe dire – prendendo per buona la versione di Formigoni – di vacanze comuni dove ognuno si paga il suo.
Ciò però che più colpisce, prescindendo per una volta dal discorso giudiziario e anche da quello dell’opportunità politica, è pensare alla figura di Formigoni, uno che ha fatto voto di castità, povertà e obbedienza per entrare nei Memores Domini (l’elite di Comunione e Liberazione), in vacanza tra yacht e resort a sette stelle da più di seimila euro al giorno. In un Paese con un’opinione pubblica degna di questo nome, a nessun politico verrebbe mai perdonata una tale smaccata incoerenza tra dire e fare, un’ipocrisia così colossale.
Peccato, perché sul versante della castità – almeno all’apparenza, ma poi nella nostra società è ciò che conta – il presidente Formigoni sembrerebbe aver rigato dritto. Anche una delle sue più accese accusatrici, la moglie dell’ex assessore Simone, riconosce di non averlo mai visto accompagnato da una donna.
Insomma, sull’astinenza sessuale ci siamo, sulla povertà siamo distanti anni luce. Siamo però certi che nel segreto del confessionale il governatore lombardo troverà ampia e generosa comprensione. Del resto le alte gerarchie cattoliche hanno sempre mostrato molta flessibilità di giudizio sull’esaltazione cristiana della povertà, al punto di conciliare l’inconciliabile: cristianesimo e capitalismo, e molta più fermezza sull’asfittica morale sessuale eretta nei secoli da padri della Chiesa, quasi a prescindere dal messaggio evangelico.
In effetti Gesù non sembrava granché interessato alla regolamentazione della sessualità, almeno il suo invito a crescere e moltiplicarci non sembra esattamente un invito alla castità. E d’altra parte è proprio nei confronti di un’adultera, pronta ad essere lapidata, che pronuncia la celebre e bellissima massima: “Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra”.
Invece sui ricchi aveva idee piuttosto chiare e radicali: “È più facile che un cammello (la traduzione corretta è probabilmente gomena, ma il risultato non cambia) passi nella cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli”. Aggiornandolo ai tempi: è più facile che un cammello entri nella cruna di un ago che un frequentatore di resort a sette stelle… eccetera eccetera.
(In alto: Formigoni, fonte: infophoto).


