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14 Luglio 2026

FIFA obbliga almeno un’allenatrice o assistente donna per accelerare la parità di genere

La FIFA ha introdotto nuovi requisiti per lo staff tecnico nei tornei femminili: almeno una donna con ruolo di allenatrice o assistente e ulteriori misure per favorire la parità di genere sulle panchine

La FIFA ha delineato una svolta nelle regole che riguardano il calcio femminile: le squadre partecipanti ai tornei ufficiali dovranno includere figure tecniche di sesso femminile in panchina. La decisione, discussa dal Consiglio il 19 marzo, nasce dall’esigenza di colmare il divario di rappresentanza e di offrire percorsi concreti di crescita professionale alle donne nel mondo del calcio. Con questa misura la Federazione mira a trasformare un fenomeno finora episodico in una prassi strutturale, aumentando la visibilità di allenatrici e assistenti e creando nuovi riferimenti per chi aspira a entrare nello staff tecnico.

Cosa prevedono le nuove regole

La novità normativa stabilisce che, per ogni squadra impegnata nei tornei femminili FIFA, devono esserci almeno due membri dello staff di panchina di genere femminile, uno dei quali ricopra il ruolo di allenatrice o assistente allenatrice. La disposizione vale per le competizioni giovanili e seniores e interessa sia le nazionali sia i club. I requisiti entreranno immediatamente in vigore in alcune manifestazioni già programmate, compresi i Mondiali femminili Under 17 e Under 20 e la Women’s Champions Cup dell’anno in corso, con l’intento di consolidare la presenza femminile prima dei grandi eventi internazionali.

Ambito di applicazione e tempistica

La misura non si limita a un singolo torneo ma copre l’intero calendario FIFA relativo al calcio femminile: giovanili, senior, club e nazionali. L’approccio è pensato per dare coerenza alle politiche di rappresentanza e per creare un cambio rapido entro il ciclo che porta ai Mondiali 2027 in Brasile. L’adozione graduale in manifestazioni già previste permette di testare procedure e monitorare l’efficacia dell’intervento, con l’obiettivo di rendere l’intervento operativo e replicabile nei prossimi cicli competitivi.

Perché è necessaria una misura specifica

I numeri alla base della scelta mostrano un quadro ancora sbilanciato: ai Mondiali femminili del 2026 solo 12 delle 32 commissarie tecniche erano donne. Secondo la FIFA, come sintetizzato da Jill Ellis, la scarsità di allenatrici è un freno al progresso e richiede interventi mirati per «accelerare il cambiamento». L’obbligo di presenza femminile in panchina vuole quindi non soltanto aumentare le quote ma favorire la creazione di percorsi formativi, la visibilità e opportunità concrete per salire ai massimi livelli tecnici.

Esempi e figure di riferimento

Nel panorama internazionale emergono già profili che dimostrano come la strada sia percorribile: Sarina Wiegman, con il suo percorso di successo, resta una delle poche figure femminili ai massimi livelli, mentre allenatrici come Emma Hayes, affiancata da Denise Reddy, e tecniche inglesi come Gemma Grainger, Casey Stoney e Carla Ward stanno conquistando ruoli importanti all’estero. Anche il Galles, guidato da Rhian Wilkinson, ha raggiunto traguardi di rilievo. In Italia, la composizione dello staff con Andrea Soncin e l’assistente Viviana Schiavi è già conforme alla nuova norma, un esempio di adeguamento immediato.

Ostacoli strutturali e il quadro italiano

I dati dell’indagine Sport e Salute sul tema «Sport e parità di genere 2026» mostrano che la partecipazione femminile è in crescita ma la leadership resta limitata: nel 2026 le donne costituivano il 31,5% dei tesserati, mentre nei club solo il 3,1% degli allenatori era donna (11 su 357). Nelle Nazionali italiane le allenatrici rappresentavano il 7% (9 su 117) e nelle posizioni di vertice associative la presenza femminile è pari al 4,5% dei presidenti (5 su 110). Questi numeri evidenziano come l’accesso non si traduca automaticamente in opportunità di carriera e leadership.

Verso un investimento strutturale

A fronte di stadi sempre più pieni e di un pubblico in crescita — come dimostrato dagli Europei UEFA 2026 con record di presenze — è essenziale che l’attenzione mediatica venga accompagnata da investimenti duraturi. La misura FIFA punta a trasformare una crescita quantitativa in un cambiamento qualitativo: serve formazione, percorsi di mentoring e politiche di sviluppo che sostengano le donne nelle carriere tecniche, affinché la presenza in panchina diventi regola e non eccezione.

La nuova norma rappresenta dunque un passo pratico verso la parità di genere nel calcio: non è una soluzione immediata a tutte le disuguaglianze, ma introduce un vincolo operativo che potrebbe accelerare la creazione di opportunità e modelli professionali per le prossime generazioni di tecniche.

Autore

Alessandro Tassinari

Alessandro Tassinari, torinese con passaporto pieno di timbri, riscrisse un percorso alpino dopo un incontro al Rifugio Garelli: oggi cura storie di viaggio in chiave narrativa. In redazione predilige longform, sostiene l'attenzione al paesaggio e conserva un taccuino logoro con mappe disegnate a mano.