Fiducia o sfiducia, non è il giorno del giudizio. E forse all’opposizione conviene che Berlusconi ce la faccia

Da settimane non si parla d’altro e oggi finalmente sapremo se Berlusconi sarà sfiduciato e costretto a lasciare Palazzo Chigi o se invece riuscirà a restare ancorato alla poltrona. Tv e giornali l’hanno presentato come il B-day, il giorno del giudizio, la fine della Seconda Repubblica, con la drammatizzazione sensazionalistica tipica dei media, che per attirare l’attenzione del pubblico sono capaci di trasformare qualsiasi cosa in evento e in giornata storica.

In realtà, al di là della fuffa mediatica, non c’è nessuna apocalisse, e come i commentatori più onesti e consapevoli hanno fatto notare, sia che Berlusconi vinca o perda per una manciata di voti, poco o niente cambierà. Nel caso di sfiducia il Cavaliere sarà costretto a rimettere il mandato nelle mani del presidente Napolitano, e a quel punto si aprirebbero i giochi per la composizione di una nuova maggioranza e un nuovo governo, possibilità tutta da verificare e allo stato poco probabile.

Se il premier invece dovesse ottenere la fiducia per una soffio probabilmente proverebbe ad andare avanti qualche mese, ma prima o poi sarebbe comunque costretto alle dimissioni, perché è chiaro a tutti che è impossibile governare con uno-due voti di maggioranza, per giunta comprati. E allora, come prima, si presenterebbe la possibilità della costituzione di un nuovo esecutivo o del ricorso alle urne.

Tra l’altro, a voler essere cinici, si potrebbe sostenere che all’opposizione tutto sommato convenga un Berlusconi che ottiene la fiducia per un voto e che sia costretto a logorarsi e a perdere consensi in un governicchio paralizzato dai ricatti in parlamento, piuttosto che un Berlusconi che perde la fiducia e magari è costretto a subire un esecutivo tecnico contro il quale sarebbe abilissimo a gridare al complotto giocando il ruolo della vittima; situazione che tanti consensi gli ha fatto guadagnare in passato.

Insomma, il quadro è molto più complicato di come ce lo vogliono presentare, ma di sicuro oggi non è un giorno storico, del giudizio o di chissà che: c’è solo un governo moribondo che cerca di sopravvivere a se stesso con i voti di qualche venduto. Una storia evidentemente con la “s” minuscola.

Scritto da Style24.it Unit
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