E se rottamassimo Renzi, Di Pietro e Vendola e ci tenessimo Bersani? Considerazioni sulla trappola del carisma in politica

La scorsa settimana Pierluigi Bersani è stato ospite della trasmissione di Lilli Gruber su La 7, e ha potuto prendere visione di un sondaggio, dedicato alle intenzioni di voto e ai giudizi sui leader, che rifletteva abbastanza fedelmente quello che, anche a naso, sembra essere l’atteggiamento degli elettori nei suoi confronti.

In poche parole il segretario del Pd viene giudicato onesto e competente ma poco innovativo e soprattutto scarsamente carismatico, dote che invece contraddistinguerebbe i suoi principali rivali, interni ed esterni.

Era divertente osservare la reazione del segretario di fronte a una questione sulla quale ormai è abituato a rispondere e confrontarsi spesso, quella appunto relativa alla mancanza di carisma, che la concretezza emiliana tipica del personaggio fatica fortemente a inquadrare: cos’è il carisma, si chiedeva Bersani, perché se mi aiutate a capire magari posso anche imparare.

Già, cos’è? Ci viene in soccorso Max Weber, che ha dedicato pagine straordinarie allo studio del potere, classificandolo come carismatico “quando poggia sulla dedizione straordinaria al carattere sacro o alla forza eroica o al valore esemplare di una persona”. Insomma, mi permetto indegnamente di tradurre Weber, si può dire che un leader carismatico trovi disponibilità all’obbedienza perché genera nei seguaci una fede incrollabile sulle sue virtù straordinarie e, tendenzialmente, sulla sua infallibilità.

Ora, dato che di persone infallibili dai tempi di Gesù Cristo se ne ricordano poche, e che questi ultimi anni sono stati molto avari di figure straordinarie, forse sarebbe il caso di piantarla di cercare un uomo della provvidenza o dei miracoli – insomma un Berlusconi di sinistra – e “accontentarci” di individuare semplicemente un buon amministratore, serio e competente.

Prendete le maggiori alternative a Bersani. C’è il sindaco di Firenze Matteo Renzi, quello che si è autoproclamato il nuovo e pensa più a rottamare la dirigenza del suo partito che il governo dell’Unto. L’ho sentito, sempre dalla Gruber, parlare di politica come “sogno” e di eccessi antiberlusconiani del centro-sinistra. Non come lui, che va a pranzo ad Arcore. Se questo è il nuovo ridatemi di corsa il vecchio.

Poi c’è Di Pietro, che son due anni che vuole presentare mozioni di sfiducia senza senso, e quando si presenta davvero la possibilità di mandare a casa Berlusconi è il primo che perde i pezzi (tra l’altro gli era già successo nella scorsa legislatura con De Gregorio). Forse c’è qualche problema di selezione della classe dirigente, come già segnalato da Micromega e Travaglio, non esattamente degli avversari dell’Idv.

E infine c’è Nichi Vendola, persona stimabile e abilissimo nelle “grandi narrazioni”, ma anche governatore di una regione con un buco spaventoso sulla spesa sanitaria e con una giunta, la scorsa, colpita dagli scandali e dal Tarantini-gate.

Alla fine della trasmissione Bersani, per definire se stesso, ha usato l’espressione “persona perbene”. Se aggiungiamo una buona competenza e una certa volontà riformista, nell’ultimo governo Prodi fu l’unico con le liberalizzazioni a tentare di andare oltre l’ordinaria amministrazione, possiamo anche concludere: va beh, mica male in fondo sto segretario. E al diavolo il carisma!

(Nella foto: un’immagine della manifestazione del Pd, sabato scorso a Roma).

Scritto da Style24.it Unit
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