L’informazione tv si divide tra il naufragio della Concordia (Vespa ha fatto anche il plastico) e l’attualità economica. Che però diventa sempre più anogoscioso seguire, perché è un dramma che riguarda quasi ognuno di noi
Ieri l’informazione televisiva si è divisa tra l’ennesima puntata sull’incidente della Costa Concordia e il decreto del governo sulle liberalizzazioni, con il contorno di proteste delle diverse categorie e lo sfondo lugubre della crisi economica e delle difficoltà del Paese. L’approfondimento del piccolo schermo si è proprio diviso i compiti: con Ballarò, Linea notte e ieri l’Infedele a parlare di economia e Porta a porta e Matrix di nuovo dedicati al naufragio della nave di Schettino.
Molti di noi potrebbero convenire sul fatto che sia pretestuoso continuare a concedere tanto spazio alla tragedia della Costa Concordia, ma è altrettanto vero che esiste un pubblico appassionato alla vicenda, e – come ci insegna l’economia – quando c’è la domanda si presenta immancabilmente anche una offerta.
Del resto, in tempi di crisi come i nostri, l’impatto mediatico di queste vicende di cronaca risulta ancora più forte, perché seguire l’attualità economica e politica – che riguarda tutti e che porta con sé quasi sempre cattive notizie – può risultare angosciante e deprimente. Paradossalmente, tragedie come quelle della Concordia (o come, per esempio, quelle dell’omicidio di Sarah Scazzi e Yara Gambirasio) rappresentano quasi un momento di evasione, un’opportunità di immergersi in una storia che non ci riguarda, in un dramma che ci tocca solo da spettatori e non da protagonisti.
Il fisiologico disinteresse del grande pubblico per le scelte della politica e del governo sembra poi acuito, in questi tempi, da un senso di straordinaria impotenza e rassegnazione: nonostante scelte dure e controverse, l’esecutivo guidato da Mario Monti continua ad avere un ampio consenso – almeno così dicono i sondaggi – proprio perché è avvertita nel cittadino l’impossibilità di una alternativa, di una soluzione diversa. Insomma, è passato il messaggio – giusto o sbagliato che sia – che o si fa come dicono i professori o si va a gambe all’aria.
E allora, se questa è la situazione, meglio vedersi Bruno Vespa con il nuovo plastico della Costa Concordia (ebbene sì, finalmente l’ha fatto) piuttosto che ascoltare il ministro Passera parlare di recessione e del futuro incerto sul fronte del lavoro che riguarda metà della popolazione. Meglio addormentarsi con il chiacchiericcio del salotto di Vinci che seguire l’ennesimo servizio di Ballarò sulla giovane laureata che non trova uno straccio di lavoro o sull’anziana con la pensione da fame. Perché quei drammi sono i nostri, e a volte vederli rappresentati in televisione risulta molto penoso.
(In alto: Vespa con il plastico della Costa Concordia; fonte: pagina Facebook di Tele dico io).
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