Da Beppe Grillo a Pino Daniele passando per Travaglio: ma quanto fa figo criticare Roberto Saviano!

In Italia si sa, più uno ha successo più è investito dalle critiche concentriche che arrivano da tutte le parti. Nel caso di Roberto Saviano poi si avverte un particolare gusto nel criticarlo da sinistra, o comunque dal fronte antiberlusconiano, quello stesso che adora sparare addosso al Partito democratico perché assumere pose controcorrente – anche se ormai è molto più anticonformista sostenerlo, il Pd  –  risulta molto vantaggioso in termini di immagine, potremmo dire che fa molto figo.

Su Saviano poi in questo senso ci si va a nozze: attaccare o ironizzare sullo scrittore simbolo dell’antimafia, record di vendite di libri e di indici Auditel, amato da tanta parte sana del Paese, garantisce immediati titoli sui giornali e aiuta a costruirsi efficacemente un’immagine da bastiancontrario, di quello che le canta a tutti e che non le manda a dire a nessuno, che nei salotti radical chic e presso certo pubblico di arrabbiati a prescindere – cioè di qualunquisti – incontra un sicuro successo.

E allora via con l’elenco. Si va dal desaparecido Pino Daniele, menestrello napoletano da jukebox, che blatera: “Se non lo hanno ammazzato vuol dire che non è pericoloso”. Complimenti Pino, è quello che dicevano di Falcone poco prima che lo facessero fuori con cinque tonnellate di tritolo. Che facciamo, proviamo a levargli la scorta per vedere se hai ragione?

Si continua con Beppe Grillo, quello che dice che i partiti sono morti e ne ha fondato uno che non arriva neppure al tre per cento, il nuovo uomo della provvidenza arrivato a salvare il Paese.

Che nel suo ultimo spettacolo sentenzia: “Saviano fa godere Berlusconi come un riccio”, ricevendo in cambio un gelido silenzio da parte del suo pubblico.

Ci sarebbe, tra i tanti, anche Marco Travaglio, che però onestamente esprime le sue perplessità in modi del tutto civili e accettabili, invitando l’autore di Gomorra a darsi “una spettinata”. Peccato che Saviano sia calvo.

Scherzi a parte qua non si vuole fare una difesa aprioristica di Roberto Saviano, che come tutti è criticabile, magari usando i dovuti modi e tenendo presente che la camorra godrebbe nel vederlo indebolito e screditato.

Solo che, quando vai a esaminare nel merito le critiche, ti accorgi che ti trovi di fronte a tanti piccoli Maroni, che messi di fronte alla possibilità di approfittare di una grande platea e di una grande popolarità non ci pensano due volte e si infilano, costi quel costi, per intercettare un po’ di luce riflessa. Certo fare il bastiancontrario, come abbiamo detto, fa tanto figo, però attenzione che poi si può finire come Giampaolo Pansa, a scrivere su Libero e a vendere libri contro la resistenza al nazifascismo.

Scritto da Style24.it Unit
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